CEDIFOP

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le foto si riferiscono alle attività del CEDIFOP, nei vari livelli di addestramento

giovedì 16 luglio 2015

Una lettura diversa della crisi greca: Tsipras ha perso una battaglia, ma Russia e Cina...

di Manos Kouvakis


tratto da "LA VOCE DI NEW YORK":
http://www.lavocedinewyork.com/Una-lettura-diversa-della-crisi-greca-Tsipras-ha-perso-una-battaglia-ma-Russia-e-Cina-/d/13304/


Il leader greco ha accettato tutte le penalizzazioni per non uscire dall’Eurozona. E il motivo c’è: deve difendere l’accordo con la Russia (gasdotto) e l’accordo con la Cina nel porto del Pireo. Ed è proprio per i suoi rapporti con Russia e Cina che mezza Europa ha cercato di mettere la Grecia fuori dall’Unione. Ma non ci sono riusciti



In questi giorni è iniziata una dura battaglia che ha visto i greci e Tsipras da una parte, contro i tedeschi della Merkel e Schäuble dall’altra. Battaglia ampiamente vinta da questi ultimi con la firma di un trattato umiliante per i Greci. Tsipras ha dovuto difendere con le unghie e con i denti la permanenza della Grecia nell’Euro, accettando alla fine qualsiasi cosa gli è stata proposta. Ha perfino buttato la propria giacca sul tavolo delle trattative dicendo: “Prendete pure questa, tanto non ho nient'altro”

In queste ore si sta cercando di ratificare l’accordo sottoscritto nel Parlamento greco. Con le maggiori TV tedesche in collegamento diretto che seguono, passo dopo passo, le votazioni, traducendo letteralmente le discussioni che avvengono in questi minuti in Grecia. Si sta cercando di trasformare in legge la pesante tassazione che Tsipras ha accettato, per poter così contare, forse, su un piccolo prestito ponte, con l’obiettivo dare respiro alle banche greche che ormai si trovano davanti al baratro del fallimento.

Ma tutto questo è ormai storia che viene ripetuta di continuo da tutti. Io vorrei fare alcune riflessioni su alcuni argomenti, diversi da quelli su cui tutti stanno discutendo in queste ore.

E’ lampante che il piano tedesco era quello di buttare fuori la Grecia dall’Europa e dall’Euro. Tsipras, perdendo una grande battaglia, ha alzato bandiera bianca, accettando tutto quello che gli veniva proposto per salvare la permanenza della Grecia fra i Paesi dell’Euro. E l’ha fatto forse contro ogni previsione, nonostante le richieste del gotha europeo, giorno dopo giorno, diventavano sempre più dure.

Ma perché la Germania vuole questo? Certamente la questione di simpatia c’entra poco, quando tutto ruota attorno ad interessi e affari e la Grecia è coinvolta in moltissime operazioni di questo genere. Eccone alcune.

Tsipras-Putin, asse nell’energia dopo lo stop al progetto South Stream. Tsipras rompe il fronte europeo del


gas aprendo la strada alla partecipazione della Grecia a una pipeline russo-turca per portare in Europa il gas russo, aggirando l'Ucraina. Questo avviene, come già accennato, dopo il fallimento del progetto South Stream (a cui partecipava anche l’Eni, che è tuttora socia al 20% di South Stream Transport Bv, joint venture incaricata di costruire e gestire la tratta offshore nelle acque del Mar Nero). Ma il destino di South Stream (di cui fanno parte anche Gazprom al 50%, più la francese Edf e la tedesca Wintershall, entrambe al 15%) oggi è quanto mai incerto. La Saipem (società del gruppo Eni) che per la tratta sottomarina aveva già cominciato a lavorare grazie a tre contratti di appalto (l'ultimo dei quali, il più ricco, da 2 miliardi di dollari), ha interrotto i lavori per volontà di chi non voleva che arrivasse in Europa il gas russo. Lo stesso Vladimir Putin in persona ha dichiarato da Istanbul, in conferenza stampa col presidente turco Tayyip Erdogan: “Se l'Europa non vuole realizzarlo, non verrà realizzato”.

Sulla stessa linea anche il governo italiano, che molto recentemente ha cambiato orientamento, con il ministro dell'Industria che ha detto che per l'Italia “South Stream non è più nella lista delle priorità”. Ma Tsipras e Putin hanno ripescato questo piano abbandonato, e lo stesso Tsipras, in riferimento alla partecipazione di Atene al progetto del gasdotto che attraverserà la Turchia, ha precisato che ogni Stato membro, “ha diritto a firmare accordi bilaterali in campo energetico”. Questo progetto può assicurare la “sicurezza energetica rispettando le regole sia della Grecia che dell’Unione Europea”.

Tsipras ha più volte sottolineato che la Grecia, pur facendo parte dell’Unione Europea, è un Paese sovrano e quindi ha il diritto di tutelare i propri interessi nazionali in linea “con il suo ruolo geopolitico di Paese mediterraneo e balcanico”, aggiungendo che Atene è contraria alle sanzioni imposte dalla UE a Mosca, una forma di “guerra economica” che non condivide affatto: “Spero - ha affermato il leader greco - che sorga una nuova primavera nelle relazioni tra i nostri due Paesi”.

Dal canto suo, Putin ha detto che la Grecia “può diventare un importante centro di distribuzione” grazie al gasdotto russo-turco che Mosca intende costruire con Ankara dopo la cancellazione del progetto South Stream. “La Grecia però non ci ha chiesto aiuto finanziario”, ha precisato il leader del Cremlino, il quale ha aggiunto che Mosca potrebbe partecipare ad alcuni dei programmi di privatizzazione in Grecia e investire in progetti per la realizzazione di infrastrutture. Il 2016, ha aggiunto, sarà l’anno della valorizzazione dei rapporti culturali fra Russia e Grecia.

A questo va aggiunto che, secondo le ricerche dell’US Geological Survey, che compie importanti studi nel settore, la Grecia potrebbe custodire sotto i suoi mari un tesoro del valore di 600 miliardi di dollari e che, insieme con Israele, Cipro, Libano, Turchia e Siria, potrebbe formare un fortissimo polo nella gestione di queste risorse. In particolare, le riserve sottomarine si troverebbero nelle acque a sud di Creta e avrebbero una portata di ben 3 mila e 500 miliardi di metri cubi di gas naturale, mentre il petrolio ammonterebbe a più di un miliardo di barili. Considerando che nel 2011 l’Europa ha consumato più o meno 500 miliardi di metri cubi di gas, la piccola Grecia potrebbe costituire un’importante fonte alternativa e integrativa rispetto al gas russo.

Una Grecia piena di difficoltà economiche ritarderebbe questo tipo di investimenti. Tale ritardo favorirebbe il polo attualmente esistente fra i Paesi dei mari del Nord che si trovano vicini al collasso. Con il prezzo del greggio in calo, nel Mare del Nord le aziende petrolifere tremano. Così fonti bene informate definiscono l’industria petrolifera britannica nel Mare del Nord. In questo scenario, una Grecia distrutta non sarebbe un pericolo per i prossimi decenni.

Porto di Pireo: durante le privatizzazioni fatte dal 2010 ad oggi, lo Stato greco ha fatto passare nelle mani dei cinesi tutta la gestione del porto di Pireo. I cinesi, con cospicui investimenti, lo hanno trasformato nel principale ingresso di merci che arrivano dalla Cina che poi, una volta sdoganate, vengono smistate in tutta Europa. Attività che subirebbe una battuta di arresto se Pireo uscisse dai confini dell’Europa, con le merci che, una volta arrivate in questo porto, dovrebbero successivamente affrontare la dogana in un altro punto, in un altro Stato, con grossissimi problemi di logistica.


Il porto del Pireo visto dall'alto

Attraverso società come la COSCO (China Ocean Shipping Company) la Cina, nel corso degli ultimi anni, ha portato avanti un'opera di penetrazione economica. La quantità di cargo e container salpati dai porti cinesi è cresciuta, negli ultimi cinque anni, di circa il 35% anno.

Strategia economica e politica, tenendo conto che le imprese cinesi sono società controllate dallo Stato, non possono che andare di pari passo: le scelte economiche sono funzionali alla strategia politica di Pechino e viceversa. Partendo da questa considerazione si comprende in modo chiaro la ragione per cui la COSCO ha scelto di investire in Grecia, assicurandosi per 500 milioni, attraverso la propria controllata COSCO Piraeus Container Terminal S. A., la gestione per 35 anni - e l’opzione per altri cinque - delle banchine II e III del porto del Pireo, cioè lo sbocco a mare della capitale Atene. L’investimento complessivo, comprese le opere di ammodernamento delle banchine, è stato stimato attorno ai 3,4 miliardi, e la banchina III è appena divenuta operativa dopo i lavori di ampliamento (mentre la II era attiva già dal 2009).

Pireo è il più grande porto della Grecia e uno dei più importanti del Mediterraneo orientale. Certamente meno importante, in termini di traffico merci, dei grandi porti del Nord Europa, ma rispetto a questi molto più facilmente alla portata dei container cinesi, attraverso il Canale di Suez. Va poi considerato che la Grecia è vicina a mercati emergenti come quelli della Turchia, dell’Europa orientale e dei Balcani, attraverso i quali le merci cinesi possono raggiungere anche il Nord Europa. Pechino intende usare il Pireo come porta di accesso ai mercati europei, ipotesi confermata dal fatto che negli ultimi anni sempre meno container cinesi sono transitati nei porti di Napoli e di Istanbul, precedenti destinazioni privilegiate. Non a caso la COSCO negli ultimi anni si è mostrata fortemente interessata sia al processo di privatizzazione dell’Autorità Portuale del Pireo che delle ferrovie e degli aeroporti greci. Lo scopo, ovviamente, è quello di creare una corsia di passaggio “protetta” che permetta alle merci cinesi di transitare per le banchine controllate dalla COSCO, dirette verso il cuore degli altri mercati europei, avendo in più la capacità di gestire i flussi commerciali provenienti da altri Paesi.

Immigrazione clandestina: Italia e Grecia sono in questo momento la porta d’ingresso di una grossa percentuale di immigrati clandestini che, tramite il Canale di Sicilia o le isole greche sparse nell’Egeo, riescono ad entrare in Europa. L’uscita della Grecia dall’Europa permetterebbe immediatamente di risolvere il problema dell’immigrazione clandestina, almeno per chi approda in Grecia, diminuendo così di una forte percentuale questi flussi.

Ma tutto queste non sono che piccole riflessioni, che pongono sotto i riflettori diversi un problema ben più grave di complicità e interessi internazionali, che coinvolgono una piccola Grecia. Con un Tsipras che, di fatto, ha rotto equilibri ben consolidati a favore dei Paesi che oggi dominano l’Europa. E l’ha fatto con le sue aperture verso la Russia, come riferisce Bloomberg, che riporta le dichiarazioni di Tsipras secondo cui "la nuova architettura di sicurezza europea deve includere la Russia”. Mentre “la Grecia come Stato membro dell'UE, può essere un ponte tra l'Occidente e la Russia". Tsipras sta diventando il pericolo numero 1 per i potenti dell’Europa che si accaniscono contro il popolo greco che lo ha eletto e supportato con il recente referendum e i sondaggi.

Tsipras ha perso una battaglia, in questi giorni, con l’accettazione delle pesanti condizioni poste dai tedeschi e firmando per un accordo che porta la Grecia ad avere un debito ingestibile. Debito che le nega qualsiasi possibilità di crescita. I grandi d’Europa lo sanno, ma forse non hanno mai letto la storia greca, piena di periodi contrassegnati da grandi problemi che per altri sarebbero stati insuperabili, ma che i greci hanno saputo affrontare. E’ evidente che non hanno visto le immagini recenti di un popolo che si mette a ballare in piazza Sintagma dopo il risultato del recente referendum senza preoccuparsi del domani.

Tsipras ha perso una pesante battaglia, ma la guerra è appena iniziata. E le simpatie maggiori, da parte dei popoli del mondo, non sono indirizzate certamente verso i centri di potere europei.

sabato 27 giugno 2015

Grecia/ La crisi vista da un greco che vive da anni in Sicilia: “Sull’Euro Tsipras lascerà decidere il popolo”

di Manos Kouvakis

tratto da "LA VOCE DI NEW YORK":

L'OPINIONE/ Manos Kouvakis, da decenni in Sicilia, dove gestisce un Centro di alta formazione in subacquea industriale, racconta il suo Paese. I legami e le similitudini tra greci e siciliani. Il ruolo della volontà popolare nel possibile no alla Troika. E le porte aperte a Russia e Cina 



Manos Kouvakis è un greco che vive da tanti anni in Sicilia. Ma non ha mai perso il legame con la sua terra. Per lui, Grecia e Sicilia presentano tante similituduni: nei colori, nei sapori, nel modo di affrontare la vita. Dietro c'è una filosofia. Ma anche l'orgoglio di un greco che, oggi più di ieri, si sente rappresentato da Tsipras, un leader democratico diverso da chi l'ha preceduto che, a suo giudizio, interpreta le aspirazioni del popolo greco.

Nella trasmissione Prosopika della televisione nazionale greca Nerit del 5 aprile 2015, dal titolo La Grecia dell’Italia, la giornalista Elena Katritsi, nella sua intervista, ha cercato di riportare temi e opinioni dei greci che da anni vivono in Sicilia. Si parla dell’unicità della Sicilia e della sua similitudine con la Grecia, sia di tipo caratteriale ma anche di tipo politico-economico e della “vita che scorre nel suo quotidiano piena di sapori colori e musica”. Insomma, di una Sicilia legata alla Grecia da un filo invisibile.

Il rapporto tra Grecia e Sicilia si intreccia con le vicissitudini che l’attuale governo greco di Tsipras sta affrontando, dando un brusco cambio di rotta ad un ambiente consolidato dai governi passati che hanno portato il popolo ellenico a guardare con occhi diversi il passato. Sì, è vero che negli ultimi 40 anni della mia permanenza in Sicilia sono stato poco interessato all’andamento politico greco, ma è anche vero che l’elezione di Tsipras è stato un richiamo che ha attirato la mia attenzione sulle vicende del mio Paese.

Forse anche la conoscenza della lingua e i parenti rimasti in Grecia mi hanno coinvolto, ormai da mesi, in continue discussioni mai fatte prima sulle vicende politiche greche. Forse la sofferenza di un popolo che ha superato i confini dello stato greco e sta facendo da richiamo a tutti noi, cercando, come ha fatto sempre nei secoli passati, di alzare la testa e rompere ancora una volta le catene.

Tsipras (nella foto a destra con il Ministro dell'Economia greco, Varufakis)ha espresso la volontà della

maggioranza del popolo greco quando, nei giorni scorsi, ha dichiarato al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo: “Ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta. Ma siamo gente di mare, siamo esperti della furia degli elementi e non temiamo di navigare su acque profonde, in nuovi mari, per raggiungere porti nuovi e più sicuri”. Mentre Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze della Grecia nel Governo Tsipras parla dell’accordo che non si riesce a siglare fra le esigenze del popolo greco e i Paesi ‘duri’ dell’Unione Europea, non utilizzando la parola inglese agreement o agreed, ma l’equivalente parola greca: sinfonia, che suona come la melodia di un accordo che permetterebbe alle parti di portare avanti una politica comune, che metta in primo piano la crescita di un popolo. Sì, la crescita del popolo greco che, anche alla luce degli errori commessi dai governi precedenti, rifiuta di mantenere una Troika di sacrifici, sudore e sangue, a vantaggio degli interessi forti, interessi che nulla hanno a che fare con la solidarietà e la cooperazione, valori nel cui nome è stata costruita l’Eurozona. 

Il governo greco è pronto a far saltare gli “accordi subiti” e navigare verso porti nuovi, ma nello stesso tempo lotta affinché si trovi la “sinfonia” all’interno dell’eurogruppo, avendo la consapevolezza che in questo momento manca ai suoi interlocutori, che si trovano dall’altra parte del tavolo: ovvero la consapevolezza che l’uscita della Grecia dall’Euro, per quanto disastrosa possa essere nell’immediato per il governo greco, non è per nulla paragonabile alle macerie che lascerebbe alle sue spalle in tutti i Paesi che resteranno all’interno dell’Eurozona. In ogni caso si apriranno scenari impensabili, che in questo momento si possono solamente ipotizzare, ma nulla sarà come prima.

E’ possibile questa soluzione dell’uscita della Grecia dall’Euro? Penso di sì, perché nessuno ha veramente capito dopo tanti secoli lo spirito del popolo greco, che è il vero motore che fa muovere Tsipras, greco al cento per cento, che con le lacrime agli occhi ha tenuto i suoi discorsi nel Parlamento ellenico in piazza Syntagma ad Atene. Ora, Alexis Tsipras vuole la delega dalla maggioranza del popolo greco per andare avanti in una decisione storica, quale essa sia, decisione che dovrà prendere nei prossimi giorni nei tavoli delle trattative europee. Anche per lanciare un segnale forte ai Paesi dell’Eurozona. Che dirà? Da greco, penso che dirà non ci sono più margini e tempo, che non saranno più accettate condizioni transitorie che non risolvono niente, ma prolungano solo le sofferenze di un popolo già molto provato. Insomma, chiederà ai propri cittadini di dargli un mandato preciso, su cosa fare. E cioè:

a) rimanere nell’Euro e accettare il piano della Troika;

b) uscire dall’Euro e accettare la Dracma con tutte le conseguenze (e opportunità?) del caso.



Da grande politico, vuole che questa decisione storica sia condivisa dal popolo, lui vuole solo farsi portavoce della sua volontà, facendo partecipare ogni singolo cittadino a questo avvenimento, dove qualsiasi soluzione che verrà scelta diventerà storia: una storia che sarà raccontata alle generazioni future. Vuole sentire il polso di un popolo che si sente umiliato da questo trattamento, che vuole stare in Europa, ma come cittadino europeo e non come popolo sottomesso alle banche, di un popolo che vuole stare in una Europa diversa, come era stata pensata quando è stata creata e non come quella attuale. Un’Europa che oggi non sembra avere memoria di un popolo - il popolo greco - che non ha mai avuto paura ad alzare la testa e combattere contro nemici molto più potenti senza timore, e che la storia di secoli e secoli ha sempre premiato con la vittoria.

Nello stesso tempo Tsipras non chiuderà la strada ad alternative possibili, perché vuole trovarsi pronto ad ogni evenienza. Da qui l’importanza della sua presenza a San Pietroburgo, con riferimento all’intesa preliminare fra Russia e Grecia per il passaggio del gasdotto Turkish Stream sul territorio greco. Accordo che permetterà ad Atene di usufruire di un prestito pari al 100% dell’importo del gasdotto che avrà una capacità annua di 47 miliardi di metri cubi di gas, con un accordo che pone le basi per una ulteriore cooperazione con la Russia. Sullo sfondo c’è anche il mercato cinese, che attualmente ha molto investito in Grecia, come per esempio nel porto di Pireo. Una Cina che sta guardando con attenzione agli sviluppi della crisi greca ed è pronta ad intervenire.

Non va dimenticato un altro aspetto importantissimo, che attualmente non viene menzionato: la Grecia è ricca di risorse nel settore degli idrocarburi e il governo greco, ultimamente, ha annunciato la proroga del termine per la presentazione delle offerte per la seconda esplorazione e sfruttamento degli idrocarburi in 20 aree marine della Grecia occidentale e a sud di Creta. Questo potrebbe essere il naturale sviluppo di uno scenario internazionale nuovo, che porterà nei prossimi decenni a trasformare una zona del Mediterraneo (che include Cipro, Grecia, Sicilia e i Paesi nordafricani) in un polo di estrazione petrolifera. Opzione che porterà benessere economico alle popolazioni locali e che potrà sostituire, nei prossimi decenni, il polo dei Paesi del Nord, dove attualmente lo sfruttamento degli idrocarburi è spinto ai limiti dello sfruttamento economicamente accettabile.

Siamo all’inizio di nuove ere, che cambieranno in ogni caso concetti e visioni di un futuro davvero intrigante e interessante, ma anche con moltissime incognite e nodi che dovranno essere sciolti in tempi brevi, come in un romanzo di avventura, scritto dai migliori scrittori internazionali del settore, ma con attori e situazioni reali che noi vivremo in prima persona, perché la soluzione finale toccherà tutti noi, in qualsiasi parte del mondo viviamo.

Chiudo con una digressione su un settore che da anni mi vede protagonista in Sicilia: la formazione di personale altamente specializzato nella subacquea industriale. Il Centro di formazione che abbiamo aperto in Sicilia a Palermo - il Cedifop - in questo momento non può dialogare con Grecia. A meno che il mio Paese non adeguerà la propria legislazione alla normativa internazionale del settore. Passaggio che potrebbe avvenire nei prossimi anni vista l’importanza della subacquea industriale. Questo potrebbe diventare un settore che potrebbe unire Sicilia e Grecia in un Mediterraneo nel quale la domanda di queste particolari professionalità è in crescita.


(Foto tratta da nationalgeografiph.it)

mercoledì 17 giugno 2015

On the Sicilian Regional Bill n. 698 and its regional, national and international consequences

By Manos Kouvakis
CEDIFOP director

The new CEDIFOP course for “underwater technical operator - underwater welder” started on June 2 in Palermo. Enrolled students, besides Sicilians, come from Campania, Emilia Romagna and foreign countries like Cyprus, Greece and Tunisia.

The course can be described as an “intership” (following the OTS course of CEDIFOP) held in a company operating in the area, and it provides 18 technical dives and 2 training days in hyperbaric chamber, to fulfill the international training standards on immersion and skiing times and water activities as listed in IDSA (International Diving Schools Association) teaching parameters about Scuba and Surface activities (0-30 meters - diving from surface) and for the attainment of the 2 level “Inshore Air Diver”.

The only students allowed to to attend the program are those ones already equipped with OTS qualification, awarded by current IDSA full member schools, or students who have successfully completed a 4 days assessment at the same CEDIFOP.

It must be emphasized that all CEDIFOP courses comply with international training standards about immersion and skiing times and water activities provided by the aforementioned IDSA teaching parameters. Moreover, concerning the level of the required qualification, CEDIFOP being an IMCA member (Division for Europe and Africa Diving), we can consider the courses to be in line with IMCA (International Marine Contractors Association) guidance documents (IMCA D 015 Mobile/Portable Surface Supplied System,IMCA D 023 Diving Equipment Systems Inspection Guidance Note for Surface Orientated Diving System-Air), therefore fulfilling also the requirements from ENI SpA document dating to August 5 2013 (“Requirements HSE for suppliers of underwater work”).

Three basic types of international standards must be fulfilled at the same time in order to ensure underwater activities in construction sites -both inshore and offshore- to be professionally safely and optimally managed, namely: IDSA, IMCA, HSE (all of them being the base of CEDIFOP training for years).

We find the same provision also in the the bill n. 2751 (“Discipline of work activities diving and hyperbaric”) presented to the Chamber of Deputies by the Emilia Romagna elected congresswoman Deborah Bergamini, Vice President of the IX parliamentary committee (Transport, Post and Telecommunications) and Chairman of the standing committee on foreign policy and external relations of the European Union.

So states the bill: “We must aknowledge that labor market and territorial area operated by the industrial diver (considered as a professional figure) go beyond regional and national limits, and therefore, in order to support the mobility of persons, the training courses developed in this field have to follow the path indicated by the rules of professional and industrial training.

While the Institute for the development of workers' professional training (ISFOL) regulates the necessary skills of port area operators on the Italian territory, the adoption of a teaching plan for required training in offshore field should comply with three internationally accepted standards, namely:

1) training standards set by the International Diving Schools Association (IDSA), the only international teaching association in industrial diving area (there are several educational parameters in sport area, like PADI ,CMAS, SSI and others). Also worth noting that national training courses, such as those from the United States of America or Canada, always refer to the teaching parameters set by IDSA. This Association has drew up a worldwide series of inshore and offshore training rules, according to its own experience over the past 40 years and inferred from the different schools enrolled in the association all over the world;

2) yards operational standards (set by the International Marine Contractors Association – IMCA), as is the case for the above mentioned legislation UNI 11366 on safety and health protection in industrial diving and professional hyperbaric activities at the service of industry - operating procedures;

3) safety standards set by Health and Safety Executive (HSE) such as for example British HSE rules.

Only the correct application of these standards may ensure a greater international spendability to the Italian diver qualification, bringing the category up to the level it deserves, in consideration of the history and the skills characterizing it.”

"The same register of divers - we read on in the Bergamini bill - must be divided into several categories, depending on the training and competence of the member, as it happens in other countries providing rules for safety and for the professionalism of the field. As an italian exemple, we can refer to model proposed by ENI Spa, providing rules similar to those existing in the rest of the world.”

The only italian governement regulation dates back to 1982 and it barely applies to activities within port areas. Such a situation penalizes Italian titles on the IMCA dominated international arena, since IMCA (International Marine Contractors Association) recognizes only those countries offering an offshore diving legislation and territorial control rules (currently missing in Italy).

Italy could fill this gap in her legislation, after the adoption of the bill n. 698 (providing “rules on the recognition and training standards in the field of industrial diving activities”) currently debated in front of the Sicilian Parliament.

This bill makes provision for offshore areas - Article 2.4, b appling also to “.. no-territorial maritime waters (i.e. offshore), when the above activities are connected to regional interests, or to national people and companies."

Territorial control will be enforced with the registration of every activity in the Regional Labor Department register. The registration will be provided on a three level scale: Inshore Air Diver / Level 1 (up to - 30 meters), Offshore Air Diver / level 2 (from - 30 to - 50 meters) and Offshore Diver Sat / level 3 (activities beyond - 50 meters).

Registration will be granted to all those having faced special training programs.

As specified by article 5.3 and article 6.2, these training programs "... must comply with the internationally recognized IDSA (International Diving Schools Association) standards). In so far as they concern those subjects operating in the activities provided for at artcle 2.3, the training programs must comply with the standards set by the UNI 11366 (“Standards for safety and health protection in professional and industrial diving and hyperbaric activities” and the checks to be carried out to comply with obligations and general HSE (Health Safety and Environment) requirements, as settled in the IMCA guide lines .

In this way, the Sicilian “pass” granted to the registerd activities, will then be directly spendable on the international market of offshore installations, promoting Sicily to Italian and Mediterranean landmark in this strategic and important sector of industrial diving activities.

The above quoted bill will be signed soon into law by the Parliament of Sicily (note that Sicily is an autonomous region ruled by its owna special act and having its own parliament called “Sicilian Regional Assembly”), and it will also provide a regulation model for all those countries currently uncovered by the IMCA D05/15 Document (which covers only those countries already having a legislation such as the one Italy is going to bild up, thanks to Sicily).

Currently, these countries are: Australia, Brazil, Canada, India, New Zealand, South Africa, and in Europe: Sweden, the Netherlands, Norway, France and UK with its own British HSE certification standard, quite similar to the one proposed for Italy in the impending Sicilian bill.

domenica 7 giugno 2015

PROPOSED SICILIAN DIVING LEGISLATION

by Manos Kouvakis – CEDIFOP Director


ITALY: Proposed Legislation 698 ‘Regulation for the Recognition of Profession and Discipline of Diver Training Standards to work as a Commercial Diver’ An Italian role model concerning Commercial Diver Training, which is exportable into other European countries



Rules and Regulations are always set within the historical context operating at the time they were developed. Thus, at the time when IMCA set out its process for the recognition of diver training qualifications, standards were variable, and there was no ‘international’ group attempting to fulfil this function. The best way to ensure quality and safety was clearly through the recognition of ‘national’ certification, assuring that individual countries both set standards and took the responsibility for ensuring that schools met them. Although there have been variations in both quality and monitoring, in general this method of recognition has worked reasonably well and over the years both safety and training standards have steadily improved. However, over the last few years, not only have new nations become involved in diver training but the market has become more ‘international’ with divers moving across the world for work more than ever before; in turn, the variation between national needs and standards has become more difficult to monitor and what is acceptable in one part of the globe has not been so in another.

With this in mind, the International Diving Schools Association (IDSA) has developed international Standards for the recognition of diver training. There are four qualifications – SCUBA, Inshore Surface Supply, Offshore Surface Supply and Closed Bell, to be accepted to teach these qualifications schools must successfully complete an audit of their Staff, Equipment, Administration and all other relevant facilities required for the chosen qualification. In a number of countries IDSA standards have then become accepted as the appropriate level for National Certification. This, however, has led to an anomaly since, whilst IMCA may well recognise a National Certificate which is identical to the relevant IDSA level, there is still no mechanism by which IMCA can recognise directly IDSA certification, though the two authorities continue to explore options. In the absence of agreement, CEDIFOP offers the following as a possible solution to the impasse.

International Diving standards for the operation of Offshore diving can be sub-divided into three areas which, whilst distinct, are also complementary to each other. They are: 1. Training: This occurs at various levels from Sport Diving (for example PADI, CMAS etc) to Professional Commercial Diving (such as that offered by IDSA schools). It is interesting that although there are other professional qualifications (such as those from the USA, Canada, UK etc) these are National certificates which can often be used in other countries; only IDSA offers an International certification. 2. Diving Work: The second area relates to Standards and Procedures relevant to the working situations (IMCA) and also Regulations – for example the UNI 11366 ‘Safety and Health in commercial diving and hyperbaric activities 3. Safety Standards: The third area is Safety Standards. These control both the above and are set out by relevant national governments such as, for example, the HSE regulations in the UK For offshore diving activities to be carried out to an acceptably high level all three of the above standards must co-exist. IDSA Standards and Procedures offer four levels of training which build on each other to produce increasingly proficient divers. A similar process is set out in the ENI Spa document dated 5 August 2013 ‘HSE requirements for Diving Contractors’ In Italy, the Proposed Legislation 698 has adopted a similar approach to standards by including them in Section 3 (professional qualifications). Meanwhile, in Section 4 (obligatory training standards), it emphasises that certificates issued ‘…must agree with State and Regional regulation, subject to the Course and to passing the final exams. Moreover, certifications must be approved by the competent offices of Region. Certifications issued by different Regions, or admissible, in agreement with the Directive 2005/36/CE must be compliant with parameters of control and approvals scheduled by the approved Regulation.’

The proposed Legislation 698 gives the right weight to those contents, highlighting that ‘Certifications must be in compliance with International Diver Training standards with regard to in-water time and activities, as scheduled by IDSA for the specified level of training and, if need be, must comply with international standards provided for prevention, safety, and care of health and the environment.’ The main focus of the proposed Legislation 698 is in the clause no.2 of section 6.

It specifies that those actions‘…must be in compliance regarding training content, with international standards as recognised by IDSA; and with regard to working Operations (see clause 3, section2) must comply with that scheduled by Regulation UNI 11366 (Safety and Health in Hyperbaric and Commercial Diving Activities) Moreover, Offshore Diving Operations Must comply with the guidelines of IMCA.’ In this way, the Proposed Legislation 698 outlines the clear co-existence between the three standards: Training, Operational. And Safety, Why does this matter? In the IMCA document ‘Training and Certification’ (See http://www.imca-int.com/ media/90582/imca-fs-logo.pdf) it is stated that there are only four training courses for which IMCA offers approval / recognition. They are: Trainee Air Diving Supervisor; Trainee Bell Diving Supervisor; Assistant Life Support Technician; and Diver Medic. Each requires that a Training Establishment must first apply for approval and then successfully undergo an audit of its documentation, facilities, and course. Once IMCA has confirmed its recognition/ approval. such establishments may use the wording ‘IMCA Approved’ or ‘IMCA Recognised’ in relation to those specific courses only. NO other courses are approved or recognised by IMCA and therefore NO establishments may use the wording ‘IMCA Approved’ or ‘IMCA Recognised’ in relation to any other course. It is important to share with members that, in a document from IMCA to CEDIFOP (11 September 2013) reference was made to a series of documents that IMCA has put out in recent years, the last being D11/13 where IMCA lists all countries with their own specific regulation concerning commercial diver training for offshore work. It should therefore be noted that, at the present time, it is difficult for IMCA to recognise IDSA without a significant change in its policy. Italy could meet this condition through the approval of the Proposed Legislation 698, (Regulation for the recognition of the profession and discipline of Diver Training Standards to work as a Commercial Diver) once a register is established and held by the Sicilian Department of Work. Under this, every diver with a level ofIDSA would be able to join the register and work inshore and offshore, as provided by the Proposed Legislation 698. The inclusion of IDSA Standards in the Proposed Legislation 698 is crucial since it will permit the implementation of the Directive 2005/36/CE which allows divers who have joined this Register to work in all EU member states, on the grounds that the Member State can verify the content of training and that the training meets the standard of training in the country to which it is going to apply. This is an important step for two reasons. Firstly it recognises that divers on the Regional register have been trained to an adequate standard; secondly it can ensure that divers whose training does not reach an acceptable standard will not gain access to the register. This will avoid the situation in which we found ourselves last year when we were forced to accept certificates from some EU countries whose training was inadequate and could have had serious safety implications.

The political structure of Italy makes it a special case with regard to IMCA recognition – there is no such thing as national standards since responsibility is delegated to the Regions, ratified in Constitutional Law as set out in N2 dated 26 February 1948 …Conversion in Constitutional Law of the Sicilian Region’s statute Authorised with the Legislative Decree n.455 dated May15 1946’ For this reason, in Italy, a Region’s Legislation carries the same force as a National Recognition which also extends to EU regulation.

In the case of IMCA therefore, recognition by Sicily carries the same status as if it came directly from the Italian Government; since Sicily’s standards are those of IDSA it seems to make a tacit admission that IDSA standards are acceptable to IMCA. So, in conclusion, if IMCA has no direct way in which it can recognise IDSA certification, an alternative approach might be for recognition to be made via Regional recognition programmes such as exist in Sicily within the overall Italian state. One might see a similar pattern developing in other countries (for example Spain, Greece, Cyprus) where there is no National legislation for diving at the present time. Equally, a case for IMCA recognition might be made through greater collaboration by Full IDSA Member schools working through the IDSA Board, where the IDSA Standards taught in those schools is effectively already the National Standard

venerdì 5 giugno 2015

CEDIFOP - Molo Sammuzzo, Porto di Palermo: LIMITATIONS IN THE USE OF SCUBA EQUIPMENT IN OFFSHORE OPERATIONS AND THE ITALIAN SITUATION

CEDIFOP - Molo Sammuzzo, Porto di Palermo: LIMITATIONS IN THE USE OF SCUBA EQUIPMENT IN OFFSHORE OPERATIONS AND THE ITALIAN SITUATION

LIMITATIONS IN THE USE OF SCUBA EQUIPMENT IN OFFSHORE OPERATIONS AND THE ITALIAN SITUATION

by Manos Kouvakis – CEDIFOP Director


SCUBA – Acronym for Self Contained Underwater Breathing Apparatus, was developed in 1942 and, since that time, has been generally used by recreational divers. Its main feature is the supply air from a compressed air tank on the back of the diver, as against surface supply diving, where the gas is supplied to the diver from the surface, through an umbilical. In the past, SCUBA was also often used for commercial purposes, also on request of the clients. Now, after a huge number of accidents and casualties, the limitations of SCUBA, compared to Surface Supplied Diving, have become known. In fact, the use of SCUBA in commercial diving is restricted to Inland/Inshore diving, and always with a safety/communication line to the surface, while “free” SCUBA – i.e. without a safety line - is used only in recreational diving. In July 1994, IMCA in document AODC 065, stated: “SCUBA is a limited technique and it is strongly recommended to NOT use it in any offshore operation, oil and gas installation, construction, civil engineering or savage”. This concept was restated on April 1998, in the document “International Code of Practice for Offshore Diving (IMCA D 014 – Rif.2)” which stated: “SCUBA has many limits and difficulties, because of the limited supply of breathing gas. In no circumstances can the use of SCUBA, instead of a surface supplied system be a solution for safe diving. Moreover, it is stressed that the use of SCUBA is specifically forbidden for offshore operation by several National Regulations. In some case, IMCA Members has been required by potential clients to use SCUBA, because it is thought to be an easy and cheap way to operate, but it should be remembered that it has many serious limitations: for example: 

A Limited gas supply: The time that diver can spend in the water is limited by the by the amount of gas he can carry. This is a problem for divers working underwater as their gas consumption is high In many places of work there are obstacles underwater, which can catch diver. In these cases, SCUBA can represent a serious problem, whereas a diver using Surface Supply would not have a problem as he would have time either to solve it or wait for the Stand By diver, especially when in these emergency circumstances the divers gas consumption would increase. Surface supplied divers carry a bail out tank and should the supply of air from the surface stop the diver has enough gas in his bail out to reach the surface. Whereas it has been proved statistically that almost all SCUBA reserve air supply systems have e record of failure in case of emergency.

Communication with the surface: Divers in surface supply routinely have voice communication with the Supervisor on the surface, and increasingly, in addition, a video link. In the past SCUBA divers often had no communication with the surface, and again increasingly either a communication wire is attached to or combined with the lifeline or through water communications are used – bearing in mind their limitations of the latter – providing the safety of constant communication with the surface The advantages of voice communication are: 

• The Supervisor can talk to divers and control the work task to the best advantage.
• The Supervisor can monitor the divers breathing, and so give them immediate assistance in the case of an emergency.
• Divers can communicate with the surface in any kind of problem or difficulty.

Safety of breathing apparatus: There are many variations of SCUBA. Some – particularly using a half mask in work situations - can cause serious problems in an emergency, for example, if a diver loses his regulator. The use of “full face mask” or helmet, with an integrated regulator, can prevent this problem.

Decompression: It is normal for the Supervisor to have responsibility for the decompression profile of a working diver. This is difficult during SCUBA operations as he has no direct knowledge of the divers depth. Computers are often used by recreational divers but in working situations the Supervisor has not access to them, and so thay do not relieve him of his responsibility. It is far safer to use Surface Supplied Equipment which provides the Supervisor with a direct readout of the diver’s depth, and allows him to take direct control of the decompression procedure. 

Mobility: It is a common thought that Divers in SCUBA are more “free” that in Surface Supply. This could be true, but the risks are not acceptable, especially in open water during commercial diving operation. Moreover, in the case of an accident, the recovery operation of the Div er could be seriously compromised adverse currents. As an example, a fatal accident occurred in Livorno on the 24 February 2012, when a SCUBA Diver was carrying out the repair of a mooring in at a depth of 18 metres, when he was dragged to 50 metres depth and lost consciousness. Accidents like that often occurs because of inadequate training, when divers work underwater using recreational techniques. It is really important to underline that ENI Spa, in a letter “HSE/SIC records office 16 dated 21 May 2008”, is in force in Italy, with the title “HSE requirements for subcontractors of diving work”, on page 9 it states “Self contained breathing apparatus (SCUBA) has many limits and intrinsic difficulties (the most efficient and safe method to work underwater is with surface supply diving equipment). Therefore, SCUBA equipment should never be used for commercial purposes connected with construction, repairing and maintenance”. Since 2010 Italian Offshore operations, have been run under the UNI Regulation 1136 and directives of IMCA and ENI. Many fatal accidents have occurred because of inadequate, and the Member of Sicilian Parliament, Mr A. Di Biagio, emphasised this point in the Chamber of Deputies, at a Board meeting on 28 April 2011. During his speech, he pointed out the absence of an adequate regulation, concerning with the last accident, he said: “I assume every responsibility by affirming certain knowledge that the promulgation and application of those rules, should have save the life to that young man”. Since 1977, there have been 10 tries to define a regulation, during different legislatures (8 law proposal and 2 Unified Scripture in 2005 and 2009), but it has never worked. For the above mentioned reasons, in these last years, many Port Authority tried to “manage” this problem, issuing local decrees, worried for the safety of Divers who working without adequate competence. 

SCUBA, however, remains the best alternative for recreational diving in pairs, where the main goal is relaxation and fun and not work, which is restricted to qualified commercial divers, According to ISTAT (the nomenclature and classification of the Professional units In Italy) the qualification “diver”, is listed under metalworkers’ because it is in the category: Craftsmen, skilled workers and farmers, subcategory: Craftsmen and skilled metal workers and assimilated,” under the heading “Divers and working divers” (there is no item for Sports Divers, as is sometimes suggested, wrongly, only for Water Sports). This classification is in full accordance with the European version of the International Classification of Occupations (ISCO-88Com) where divers are always in the category “Metal, machinery and related trades workers - Metal moulders, welders, sheet-metal workers, structural-metal preparers” under the heading of “Underwater workers”.

sabato 23 maggio 2015

L’importanza del DDL 698 della Regione Sicilia in ambito Regionale, Nazionale e Internazionale

di Manos Kouvakis

Inizierà il 02/06/2015 e si concluderà il 26/06/2015, il prossimo corso del CEDIFOP per Operatore Tecnico Subacqueo - Saldatore Subacqueo, gli allievi iscritti provengono oltre che dalla Sicilia, anche dalla Campania, Emilia Romagna, mentre dall'estero si sono iscritti allievi provenienti da Cipro, Grecia e Tunisia.

Il corso può essere definito uno "stage formativo" (successivo al corso per OTS del CEDIFOP) presso una ditta che opera nel settore e prevede 18 immersioni tecniche e due giornate di esercitazioni in camera iperbarica, a completamento degli standard formativi internazionali in riferimento ai tempi di immersione e di fondo e alle attività in acqua, elencati dalla didattica I.D.S.A. (International Diving Schools Association) in Scuba e Surface (0-30 metri - immersioni dalla superficie) per il raggiungimento del livello 2 “ Inshore Air Diver”.

Sono ammessi alla frequenza del corso solo allievi in possesso della qualifica OTS conseguita presso scuole attualmente Full Member IDSA, o che abbiano superato un assessment di 4 giorni presso CEDIFOP.

Va sottolineato che tutti i corsi del CEDIFOP sono conformi agli standard formativi internazionali in riferimento ai tempi di immersione, di fondo e di attività, stabiliti dalla didattica IDSA. (International Diving Schools Association) per il livello di qualifica richiesta; inoltre essendo CEDIFOP membro IMCA nella Divisione Diving per Europa ed Africa si può affermare che i corsi sono in linea con i documenti guida dall’International Marine Contractors Association - IMCA (Course content is in line with guidance document IMCA D 015 Mobile/Portable Surface Supplied System, IMCA D 023 Diving Equipment Systems Inspection Guidance Note for Surface Orientated Diving System-Air), cosi come è richiesto, anche, nel documento dell’ENI spa del 5/Agosto/2013 “Requisiti HSE per i fornitori di lavori subacquei”.

Per poter gestire con professionalità, sicurezza e in modo ottimale, le attività subacquee al servizio dell’industria nei cantieri sia inshore che offshore, devono coesistere contemporaneamente le tre fondamentali tipologie di standard internazionali, IDSA, IMCA, HSE (Standard che sono da anni alla base dei percorsi formativi del CEDIFOP) così come si legge anche nel disegno di legge n. 2751 dell’On.le Bergamini Deborah eletta in Emilia-Romagna e Vicepresidente della IX Commissione Parlamentare (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) nonché Presidente del Comitato permanente sulla politica estera e relazioni esterne dell’unione Europea, presentato in data 28 Novembre 2014 "Disciplina delle attività lavorative subacquee e iperbariche" 


"Bisogna tenere conto che il mondo del lavoro e la situazione territoriale nei quali può operare la figura professionale del sommozzatore industriale vanno oltre i limiti regionali e nazionali e quindi, per sostenere la mobilità professionale delle persone, i percorsi formativi sviluppati nel settore devono seguire il percorso indicato dalle regole della formazione nel settore industriale. Mentre in Italia è l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL) che declina le competenze necessarie dell'operatore che opera in ambito portuale ai fini dell'adozione di un piano didattico per una formazione adeguata, in ambito offshore questa formazione deve essere organizzata in coerenza con le tre tipologie di standard presenti in ambito internazionale:

  1. gli standard formativi stabiliti dall’International Diving Schools Association (IDSA) che rappresenta l'unica associazione didattica nella subacquea industriale a livello internazionale, così come in ambito sportivo abbiamo diverse didattiche PADI, CMAS, SSI e altro. È interessante sottolineare che corsi formativi nazionali, come quelli provenienti dagli Stati Uniti d'America o dal Canada, fanno sempre riferimento alla didattica dell'IDSA che, a livello mondiale, ha elaborato delle regole per la formazione nel settore inshore e offshore in base a una più che quarantennale esperienza, desunta dalle scuole che aderiscono a tale Associazione a livello mondiale;
  2. gli standard operativi (dall’International Marine Contractors Association (IMCA), applicabili nel cantiere (in essi rientra anche la citata normativa UNI 11366 sulla sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell'industria – procedure operative;
  3. gli Standard di sicurezza dell’Health and Safety Executive (HSE) quali, per esempio, le norme HSE del Regno Unito. Solo la corretta applicazione di questi standard può garantire una maggiore spendibilità della qualifica del sommozzatore italiano a livello internazionale, riportando la categoria al livello che le spetta per la storia e per le competenze che la caratterizzano.

Lo stesso registro dei sommozzatori deve essere suddiviso in più categorie, in base alla formazione e alle competenze dell'iscritto, così come oggi avviene in tutto il mondo, dove ci sono regole per la sicurezza e per la professionalità di questo settore. Si può, per esempio, fare riferimento, per l'Italia, al modello proposto dall'ENI Spa, che prevede regole simili a quelle esistenti nel resto del mondo. "

In Italia l'unica legislazione esistente risale al 1982 e riguarda solo attività all'interno delle aree portuali, situazione che penalizza i titoli italiani in ambito internazionale dove fa da padrone IMCA (International Marine Contractors Association) che riconosce solo i paesi che hanno una legislazione per l'offshore diving e il controllo del loro territorio, cosa che in Italia ad oggi manca.

Ma l’Italia potrebbe soddisfare questa mancanza legislativa con l'approvazione definitiva del D.D.L. 698 "Norme per il riconoscimento della professione e disciplina dei contenuti formativi per l’esercizio delle attività della subacquea industriale", della Regione Sicilia (ormai in dirittura finale all’ARS – Assemblea regionale Siciliana, per essere trasformata in legge – testo che si può leggere qui:

http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaDB=221&icaQuery=16.LEGISL+E+00698.NUMDDL), perchè include le aree offshore - articolo 2.4,b che definisce il territorio dell’applicazione anche come le "…acque marittime non territoriali (off-shore), quando alle attività di cui sopra sono connessi interessi regionali o quando alle medesime sono interessate persone e aziende nazionali.", mentre il controllo del territorio è garantito dall'iscrizione al registro regionale presso l'assessorato al lavoro su tre livelli di attività Inshore Air Diver/livello 1, Offshore Air Diver/livello 2 ed Offshore Sat Diver/livello 3, per chi ha realizzato percorsi formativi (articolo 5,3 ed articolo 6.2, dove in particolare riporta che i percorsi formativi: "... devono essere conformi nei contenuti agli standards internazionalmente riconosciuti dall’International Diving Schools Association (IDSA) e, per le parti eventualmente operate presso le imprese di cui al comma 3 dell’articolo 2, alle prescrizioni e linee guida fissate dalla normativa UNI 11366 ‘Norme per la sicurezza e la tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria’ e sui controlli che devono essere effettuati per il rispetto di obblighi e requisiti generali in materia di salute, sicurezza ed ambiente (HSE), anche in conformità alle linee guida di International Marine Contractors Association (IMCA)."), in modo tale che il “tesserino” della Regione Sicilia, per gli iscritti al registro regionale, diventi immediatamente spendibile in ambito internazionale negli impianti offshore di tutto il mondo, facendo diventare la Sicilia punto di riferimento dell'Italia e dell'intero Mediterraneo, in questo strategico e importantissimo settore della subacquea industriale. 

Un disegno di legge, che presto sarà trasformato in legge, ma anche un modello da prendere in considerazione per i paesi fuori dal Documento IMCA D05/15 che annovera i paesi di tutto il mondo che hanno una legislazione, come quella che attualmente l’Italia avrà tramite la Regione Sicilia, valida nel loro territorio. Questi paesi, ad oggi, sono: Australia, Brasile, Canada, India, Nuova Zelanda, Sud Africa, mentre i paesi europei sono Svezia, Olanda, Norvegia, Francia e UK tramite la certificazione dell’HSE britannica, con un modello simile a quello che sta per essere proposto per l’Italia tramite la certificazione della Regione Sicilia, con l’approvazione del DDL 698.

lunedì 4 maggio 2015

Aspettando il DDL 698


di Manos Kouvakis

Finita la maratona per l'approvazione della finanziaria, si comincia a ritornare alla normalità e alle questioni quotidiane "urgenti". I lavori riprenderanno a partire da giorno 12 (per questa settimana solo la commissione IV (AMBIENTE E TERRITORIO) ha programmato 2 riunioni, nessun incontro nelle altre commissioni, come nella settimana precedente.

Al rientro, le commissioni dovranno dare la priorità alla definizione dei seguenti disegni di legge che aspettavano l'approvazione del bilancio per essere esaminate (il DDL 698 è stato già esaminato in V Commissione - Cultura, Formazione e Lavoro – nella seduta n. 196 del 12.11.14 ed approvato con il parere favorevole del Governo Regionale ) o calendarizzate per l'aula per il voto definitivo:
1) testo unico in materia di edilizia (841), 
2) DDL in materia di trasporti marittimi con le isole minori (694),
3) DDL in materia di demanio trazzerale (349), 
4) DDL in materia di pensioni integrative Istituto vini e olii di Sicilia (914), 
5) DDL in materia di professioni subacquee (698)

Il DDL 698 "Norme per il riconoscimento della professione e disciplina dei contenuti formativi per l’esercizio delle attività della subacquea industriale" prevede l'obbligatorietà dell'iscrizione ad un Registro Regionale, presso l'assessorato al lavoro, dei commercial diver su 3 livelli (INSHORE AIR DIVER / OFFSHORE AIR DIVER e OFFSHORE SAT DIVER) per le attività lavorative subacquee, sia in inshore che offshore, nelle acquee Siciliane fuori dall'ampito portuale, in quanto all'interno dei porti vale il DM 13/01/1979 "Istituzione della categoria dei sommozzatori 

in servizio locale", cosi come specificato anche dall'articolo 2,6 del DDL. Senza l'iscrizione al Registro Regionale (successiva a quella presso una Capitaneria di Porto) accessibile a coloro che hanno realizzato percorsi formativi specifici, con elevati standard di qualità e sicurezza, sarà impossibile svolgere attività lavorative subacquee in Sicilia lavorando negli impianti inshore e offshore nelle acquee siciliane (vedi per esempio certificazioni HSE-UK ecc)

il DDL 698, può essere visionato su questo link: 

E' molto interessante l'articolo 6.2 del DDL, che recita: 
"Gli interventi di cui al comma 1 devono essere conformi nei contenuti agli standards internazionalmente riconosciuti dall’International Diving Schools Association (IDSA) e, per le parti eventualmente operate presso le imprese di cui al comma 3 dell’articolo 2, alle prescrizioni e linee guida fissate dalla normativa UNI 11366 ‘Norme per la sicurezza e la tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria’ e sui controlli che devono essere effettuati per il rispetto di obblighi e requisiti generali in materia di salute, sicurezza ed ambiente (HSE), anche in conformità alle linee guida di International Marine Contractors Association (IMCA)".

Ormai i tempi sono maturi, e noi aspettiamo fiduciosi i passaggio finale, che aprirà nuovi scenari per la prima volta in Italia, dopo un'attesa di 35 anni, impensabili fino a qualche mese fa.

Ma altri appuntamenti si stanno avvicinando, uno fra tutti, ma non meno importante il meeting IMCA per la sezione Europa ed Africa, che quest'anno si svolgerà, giorno 9 giugno, in Italia, a Livorno.

Sarebbe fantastico arrivare a questo appuntamento con la legge già approvata.

domenica 3 maggio 2015

Disegni di legge 698 (Regione Sicilia), 2751 (Camera dei Deputati) e norma UNI 11366

(di Manos Kouvakis) 


Confermata anche per il 2015 la partecipazione del CEDIFOP come Socio Effettivo dell' UNI - Ente Nazionale Italiano di Unificazione - e la partecipazione attiva nella commissione sicurezza e in particolare nei tre organi tecnici dei gruppi di lavoro: GL "Sicurezza nelle attività subacquee ed iperbariche industriali", che si occupa della norma 11366 “; "Metodi e sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro" e "Dispositivi di protezione delle vie respiratorie". CEDIFOP è socio effettivo dell’UNI sin dal 2010.

UNI (www.uni.com ) è un’associazione privata riconosciuta dallo Stato e dall’Unione Europea, che studia, elabora, approva e pubblica le norme tecniche volontarie - le cosiddette “norme UNI” - in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario. 

Possiamo definire una norma, semplicemente come un documento che dice "come fare bene le cose", garantendo sicurezza, rispetto per l'ambiente e prestazioni certe.
Secondo il Regolamento UE 1025 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 sulla normazione europea, per "norma" si intende: "una specifica tecnica, adottata da un organismo di normazione riconosciuto, per applicazione ripetuta o continua, alla quale non è obbligatorio conformarsi”. 
Spesso, tra la normazione tecnica e la legislazione esiste un rapporto stretto, a volte inevitabile, ma anche complesso. Se infatti l’applicazione delle norme tecniche non è di regola obbligatoria, quando queste vengono richiamate nei provvedimenti legislativi può intervenire un livello di cogenza, delimitato pur sempre dal contesto di riferimento.

Va inoltre sottolineato che tutte le norme UNI sono protette da diritto d'autore; esso prevede il divieto della riproduzione, anche parziale, delle norme e dei prodotti UNI su qualsiasi supporto: cartaceo, elettronico, magnetico ed altri, senza preventiva autorizzazione scritta da parte dell'UNI. L’utilizzo di queste norme è condizionato al pagamento di una royalty.
Nel 2010, il gruppo di lavoro “Sicurezza nelle attività subacquee ed iperbariche industriali” ha creato la norma UNI 11366 del 2010, dal titolo “Sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell'industria”, alla quale ha fatto riferimento il presidente Monti nel Decreto Sviluppo del 2012 - articolo 21 – (Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, in materia di promozione degli investimenti offshore) - comma 3 "Le attività di cui all’articolo 53 del Decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1979, n.886, sono svolte secondo le norme vigenti, le regole di buona tecnica di cui alla norma UNI 11366". Questo passaggio fa riferimento al D.P.R. del 24 maggio 1979, n. 886 "Integrazione ed adeguamento delle norme di polizia delle miniere e delle cave, contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 9 aprile 1959, n. 128, al fine di regolare le attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli Idrocarburi nel mare territoriale e nella piattaforma continentale”, dove leggiamo al Capo VII “Impiego di Operatori Subacquei” Art. 53. Prescrizioni generali "Le prestazioni lavorative in immersione per il posizionamento della piattaforma, per l'ispezione e la manutenzione delle attrezzature sommerse o per lavori assimilabili, devono essere effettuate solamente da personale esperto e fisicamente idoneo, diretto da un responsabile di comprovata capacità, nel rispetto delle norme specifiche in materia e delle regole della buona tecnica...."; ma tutto ciò non fa della norma UNI una “legge” estesa anche all’interno delle aree portuali o in ambito inshore. 

Essa rimane quindi sempre una norma di carattere volontario nell’applicazione, mentre va sottolineato che il rapporto della norma con il Decreto Sviluppo del 2012, è delimitato, cosi come la legislazione attuale prevede, dal contesto di riferimento, e cioè "Integrazione ed adeguamento delle norme di polizia delle miniere e delle cave, al fine di regolare le attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli Idrocarburi nel mare territoriale e nella piattaforma continentale”, attività che devono essere svolte secondo le regole di buona tecnica di cui alla norma UNI 11366.

Eccezione potrebbe diventare la Regione Sicilia, con il DDL 698 “Norme per il riconoscimento della professione e disciplina dei contenuti formativi per l’esercizio delle attività della subacquea industriale”, già esaminato in V Commissione - Cultura, Formazione e Lavoro – nella seduta n. 196 del 12.11.14 ed approvato con il parere favorevole del Governo Regionale, con il quale si amplia il campo applicativo della norma UNI 11366 all'ambito delle acque marittime regionali e interne e delle acque marittime non territoriali (offshore), quando alle attività di cui sopra sono connessi interessi regionali o quando alle medesime sono interessate persone e aziende nazionali, prescrivendo nell’articolo 6 comma 2 (che fa riferimento alla normativa UNI 11366), che “… per le parti eventualmente operate presso le imprese di cui al comma 3 dell’articolo 2, alle prescrizioni e linee guida fissate dalla normativa UNI 11366 …” allargando l’applicazione della suddetta norma ai cantieri in ambito offshore, inshore e acque interne. 

Questo rapporto fra la legislazione Italiana e le norma UNI 11366 è molo più chiaro nel disegno di Legge n. 2751 "Disciplina delle attività lavorative subacquee e iperbariche" presentato alla camera dei deputati il 26 novembre 2014, dall’On. Deborah Bergamini, eletta nella XI circoscrizione (Emilia Romagna) e vicepresidente della IX Commissione parlamentare (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) nonché Presidente del Comitato permanente sulla politica estera e relazioni esterne dell’UE, dove leggiamo testualmente nella parte che riguarda la formazione dei commercial divers Italiani: “… in ambito offshore questa formazione deve essere organizzata in coerenza con le tre tipologie di standard presenti in ambito internazionale:
  1. gli standard formativi stabiliti dall’International Diving Schools Association (IDSA) che rappresenta l'unica associazione didattica nella subacquea industriale a livello internazionale, così come in ambito sportivo abbiamo diverse didattiche PADI, CMAS, SSI e altre. È interessante sottolineare che corsi formativi nazionali, come quelli provenienti dagli Stati Uniti d'America o dal Canada, fanno sempre riferimento alla didattica dell'IDSA che, a livello mondiale, ha elaborato delle regole per la formazione nel settore inshore e offshore in base a una più che quarantennale esperienza, desunta dalle scuole che aderiscono a tale Associazione a livello mondiale;
  2. gli standard operativi (dall’International Marine Contractors Association (IMCA), applicabili nel cantiere (in essi rientra anche la citata normativa UNI 11366 sulla sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell'industria – procedure operative);
  3. gli Standard di sicurezza dell’Health and Safety Executive (HSE) quali, per esempio, le norme HSE del Regno Unito. Solo la corretta applicazione di questi standard può garantire una maggiore spendibilità della qualifica del sommozzatore italiano a livello internazionale, riportando la categoria al livello che le spetta per la storia e per le competenze che la caratterizzano….”
Concetto che viene ribadito anche nell’Art. 5. (Registro dei sommozzatori): comma 5 “Le operazioni di immersione abilitate ai sensi del comma 3 devono essere conformi agli standard internazionalmente riconosciuti dell’International Diving Schools Association (IDSA) relativi ai tempi di fondo e al numero e alla tipologia di immersioni e, per le parti eventualmente operate presso le imprese, alle prescrizioni e alle linee guida della normativa UNI 11366 recante «Norme per la sicurezza e la tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell'industria». I controlli per il rispetto degli obblighi e dei requisiti generali in materia di salute, di sicurezza e di ambiente devono essere conformi agli standard stabiliti dall’Health and Safety Executive (HSE) e alle linee guida emanate dall’International Marine Contractors Association (IMCA). “

domenica 29 marzo 2015

GARANZIA GIOVANI - LA SFIDA

Palermo 27 03 2015 - presentazione del libro GARANZIA GIOVANI - LA SFIDA nella sala Gialla dell'ARS : 


Nella foto da sinistra a destra: 1) Dr. Francesco Paolo Sieli Direttore Scuola Internazionale di Medicina dello Sport del Centro "E. Majorana" di Erice
2) Dott. Salvatore Pirrone Direttore Generale Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 
3) On. Salvatore Lentini Vicepresidente Commissione III - Attività Produttive - Primo firmatario DDL 698
4) Giulio Ambrosetti giornalista 
5) Prof. Avv. Bruno Caruso Assessore Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro
6) Daniele Fano - autore del libro
7) Prof. Roberto Tripodi Presidente onorario ASASI - Associazione delle Scuole Autonome della Sicilia
8) Manos Kouvakis - direttore Cedifop

martedì 24 marzo 2015

La Tv greca Nerit in Sicilia per un programma sulla metalmeccanica subacquea del Cedifop


(di Peppe Messina) 

Anche se non sostenuta dalla Regione e dall’Unione europea, la formazione professionale in materia di metalmeccanica subacquea dell’Isola è oggetto d’interesse da parte della Tv greca Nerit. Merito dei corsi organizzati e gestiti dal Cedifop

In Grecia si parla di formazione professionale siciliana, non per sottolinearne limiti e clientele politico-affaristiche, ma per esaltare il modello formativo d’eccellenza che da anni offre il Cedifop di Palermo in un segmento di altissima specializzazione come quello della metalmeccanica subacquea. E lo fa con la tv nazionale greca Nerit. La Grecia, è noto, è un Paese dell’Unione europea che sta attraversando una gravissima crisi economico-finanziaria, al punto da rischiare l’uscita dall’euro. Eppure in Grecia ci sono aziende che operano nel settore della metalmeccanica subacquea pronte ad assumere giovani formati da un centro di formazione professionale della Sicilia: cosa, questa, che deve fare riflettere. 

La crisi morderà pure, ma si può trovare lavoro anche in un periodo di recessione economica se la qualifica dei giovani formati risponde a standard altamente qualitativi in un settore strategico. E quella del metalmeccanico-sommozzatore, a quanto pare, è una qualifica ambitissima, vista la presenza di piattaforme petrolifere in tutto il Mediterraneo. Abbiamo già parlato, nelle scorse settimane, di questo centro di alta formazione professionale della Sicilia - il Cedifop - che ha sede dell’area portuale di Palermo. E non c’è da stupirsi se questo centro, che non usufruisce di fondi pubblici, sia citato come esempio positivo nel volume 'Garanzia Giovani - La sfida' (di Daniele Fano, Elisa Gambardella e Francesco Margiocco, libro che verrà presentato nei prossimi giorni a Palermo) anche per la capacità di rispettare tutti gli standard internazionali di qualità previsti nelle attività di formazione in questo settore. Non è un caso, ad esempio, se questo centro siciliano intrattenga rapporti stabili con Cipro, Paese dove si concentra il più elevato numero di autorizzazioni alle perforazioni con piattaforme offshore alla ricerca di gas e petrolio.

Una troupe della televisione nazionale greca Nerit (www.nerit.gr), proprio due settimane fa, è stata in visita a Palermo per raccontare, nell’ambito della convenzione tra Cedifop e alcune aziende greche che operano nel settore della subacquea industriale, come vengono formati i giovani metalmeccanici-sommozzatori in Sicilia. La troupe televisiva greca è stata a Palermo nei giorni scorsi (ne facevano parte Elena Katrici ( Έλενα Κατριτση ) giornalista e conduttrice della trasmissione “Prosopika”, Trasibulos Mitaftsis (Θρασύβουλος Μιταφτσής) cameraman , Asthenidis Michele (Ασθενίδης Μιχαήλ) tecnico del suono e Giovanni Socrate (Τζοβάνης Σωκράτης) per raccontare le fasi salienti della didattica, ovvero le immersioni e il lavoro che si svolge sott’acqua. L’immersione dei sub-metalmeccanici che si sono cimentati in alcune fasi di saldatura subacquea è stata realizzata dagli allievi del corso di ‘Ots Saldatore Subacqueo’ provenienti da Cipro e da alcune regioni italiane come Lazio, Lombardia, Sardegna, Veneto e, naturalmente, Sicilia.

Va ricordato che i corsi del Cedifop sono frequentati non soltanto da siciliani, ma anche da ragazzi che arrivano da altre parti dell’Italia e da giovani che arrivano da altri Paesi del mondo. Non manca qualche paradosso, se è vero che al corso che inizierà a settembre, su 20 posti disponibili (tanti ne ospita un corso), 19 giovani non sono siciliani (c’è ancora disponibile un posto, ma non è detto che sia siciliano). Questo perché la pubblica amministrazione siciliana e l’Unione europea non sostengono finanziariamente questi corsi di formazione. I giovani debbono pagare. E in Sicilia, per i ragazzi, non è facile trovare circa 4 mila euro per pagare la partecipazione a questo particolare corso di formazione professionale. 

Tornando alla presenza della troupe greca, va detto che rientra nelle attività del Cedifop finalizzate a promuovere rapporti di conoscenza e cooperazione con gli altri Paesi del Mediterraneo. Proprio in questi giorni il Cedifop ha stipulato un accordo con un’azienda greca, la ‘Mae Limited’, che riguarda gli allievi che hanno completato il livello di preparazione di ‘Inshore air diver’ (immersione fino a meno 30 metri di profondità). Agli allievi è stata offerta l’opportunità di uno stage retribuito in azienda, con possibilità successiva di assunzione presso aziende greche, scozzesi o irlandesi. In atto, hanno fruito di questa opportunità alcuni allievi dei corsi precedenti, ed altri partiranno nelle prossime settimane.

Inoltre, continua anche la collaborazione del Cedifop con le strutture governative cipriote e, in particolare, con il “kentrikos foreas Cyprou” (http://www.kentrikosforeas.org.cy ), struttura governativa che aiuta i cittadini ciprioti (grazie ai fondi europei) a partecipare ai programmi dell’ente di formazione palermitano. Cittadini ciprioti che, da più di 3 anni, sono costantemente presenti nei percorsi formativi della scuola palermitana. Non a caso una delegazione ufficiale del governo cipriota con in testa il presidente della federazione di commercial divers di Cipro, Antonis Adamou, arriverà in visita ufficiale in Sicilia nella terza decade di aprile.

martedì 17 marzo 2015

“Garanzia Giovani”: la sfida del Parlamento europeo alla Troika

(di Giulio Ambrosetti) 
 

“Garanzia Giovani” è la prima iniziativa economica concreta adottata dal Parlamento europeo. 
Un piano per il lavoro che per l’Italia vale un miliardo e 200 milioni di euro. 
Il 27 marzo, a Palermo, la presentazione di un libro che racconta come utilizzare queste risorse


“Garanzia Giovani” è la prima iniziativa economica concreta adottata dal Parlamento europeo e non dalla Commissione europea. Per la prima volta da quando esiste l’Unione europea sono gli europarlamentari che hanno deciso di intervenire a sostegno del lavoro che oggi non c’è. Questo piano per il lavoro si articola in sei anni (ha preso il via lo scorso anno e si concluderà nel 2020) e interessa i Paesi europei dove il tasso di disoccupazione supera il 25 per cento. L’Italia, purtroppo, è tra questi. La Sicilia lo è ancora di più, se è vero che la disoccupazione giovanile sfiora il 70 per cento!

Il nostro Paese ha ricevuto dal Parlamento europeo un finanziamento pari a un miliardo e 200 milioni di euro. Risorse che potrebbero essere utilizzate per combattere un fenomeno in crescita: la proliferazione dei cosiddetti Neet, ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro. Il timore, per ciò che riguarda la Sicilia, è che queste risorse finanziarie vengano utilizzate male (per esempio, in sostituzione dei fondi europei non spesi e riprogrammati che il governo Renzi ha scippato alla Regione), o non vengano utilizzate affatto sia a causa della solita disorganizzazione, sia perché verranno dirottate verso altre Regioni del nostro Paese. 
In Sicilia, in materia di politiche del lavoro, la confusione è tanta. Anche se, a dir la verità, il nuovo assessore regionale, Bruno Caruso, sta provando a mettere un po’ di ordine tra il caos provocato dai suoi predecessori. Insomma, ci sono ritardi anche nell’utilizzazione di questa linea di finanziamento, che pure è importante, considerato che in Sicilia di Neet ce ne sono proprio tanti.
Forse a chiarire un po’ le idee ai governanti siciliani potrebbe essere un volume che verrà presentato a Palermo il prossimo 27 marzo nella Sala Gialla di Palazzo Reale, la sede del Parlamento dell’Isola.
“Garanzia Giovani: la sfida”: questo il titolo del libro che cade proprio a pennello, se è vero che, come già accennato, la Regione siciliana fatica anche a utilizzare al meglio queste risorse. Alla presentazione saranno presenti gli autori: Elisa Gambardella (che lavora nella Segreteria Tecnica del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti), Francesco Margiocco (giornalista del Secolo XIX di Genova) e Daniele Fano, economista e manager, che ha seguito in prima persona la nascita di garanzia Giovani come capo della Segreteria Tecnica dell’ex ministro, Enrico Giovannini.

Al di là di quello che diranno alla presentazione del volume (dove si può leggere la prefazione del giornalista economico, Dario Di Vico), va detto che “Garanzia Giovani” punta a orientare, aiutare e preparare i giovani alle sfide del nuovo millennio, al di là degli schemi tradizionali. Siamo davanti a uno strumento che si presenta come un modello di cooperazione Stato-Regioni. Un piano per il lavoro originale che è anche un invito a rivisitare la concezione della scuola che, spesso, non orienta alla capacità del fare e non migliora le competenze dei giovani. 
Per la cronaca, va detto che non sono mancate le polemiche. Ed è anche logico: è la prima volta che le oligarchie che controllano l’Unione europea sono state costrette a cedere un piccolo spazio di azione al Parlamento europeo. E a Bruxelles e a Strasburgo - questo si è capito - la democrazia non è ben vista, soprattutto se si interviene con fondi pubblici in materia di lavoro. Insomma, è un esperimento che i veri poteri forti che oggi controllano l’Unione europea - e cioè la Troika, le banche, la finanza e l’alta burocrazia: tutti soggetti che operano indisturbati senza avere alle spalle il consenso popolare - guardano con preoccupazione e con sospetto.

Volendo, “Garanzia Giovani” è il primo, timido passo verso per un’Unione che potrebbe tornare ad essere molto più democratica rispetto a un presente in cui l’anima popolare dell’Europa sembra essere scomparsa.

Ultima notazione: nel volume viene citato un paio di volte un centro di formazione professionale che opera in Sicilia: il Cedifop. Si tratta di un centro che forma personale altamento specializzato in un segmento particolare dell'industria: la metalmeccanica subacquea.
La particolarità di questo centro formativo di eccellenza che ha sede a Palermo, nell'area portuale (i giovani formati da questo centro trovano subito lavoro in Italia e all'estero), è che non riceve sovvenzioni né dalla regione, né dall'Unione europea. Eppure, Bruxelles interviene nella formazione e nelle politiche attive del lavoro con il Fondo sociale europeo. Risorse mai arrivate al Cedifop, che pure viene citato come esempio virtuoso in un volume che promuobe un piano pe ril lavoro targato Unione europea.

Insomma - questo il messaggio che si ricava - la Sicilia avrà mille problemi non ancora risolti, ma non è tutta da buttare. Anche se chi si dà veramente da fare e, magari, si fa notare a livello europeo è, spesso - come nel caso del Cedifop - ignorato da quella politica che gestisce i fondi europei.


domenica 8 marzo 2015

Presentazione del libro “Garanzia Giovani – La Sfida” alla Rai e all’ARS

(di Manos Kouvakis) 


Sarà presentato, lunedì 16 Marzo pv, nella rubrica politica di RaiNews24, "Il Transatlantico", condotta da Donato Bendicenti, in presenza di Daniele Fano, il libro "Garanzia giovani - La Sfida". La trasmissione televisiva che va in onda da lunedì a venerdì, è suddivisa in due parti, nella prima dalle 18.30 alle 19.00 si discute della giornata politica con ospito due parlamentari mentre nella seconda parte, dalle 19.10 circa alle 19.30, c'è un approfondimento tematico, ed è proprio in questo spazio che sarà presentato il libro (http://www.rainews.it/dl/rainews/live/ContentItem-3156f2f2-dc70-4953-8e2f-70d7489d4ce9.html).

La presentazione del libro in Sicilia è programmata per venerdì 27 marzo, alle ore 16.00 nella Sala Gialla dell'ARS (Assemblea Regionale Siciliana) Piazza della Vittoria 22-23, Palermo, in presenza degli autori Elisa Gambardella che lavora nella Segreteria Tecnica del ministro Poletti, Francesco Margiocco, giornalista del Secolo XIX di Genova, e Daniele Fano che ha seguito in prima persona, come Capo della Segreteria Tecnica del ministro Giovannini, la nascita del piano europeo Garanzia Giovani in Italia.

Alla presentazione palermitana del libro interverranno diverse autorità nazionali e regionali. 

Il libro affronta il tema europeo "Garanzia Giovani" finalizzato a orientare, aiutare e preparare i giovani alle sfide del nuovo millennio, fuori dagli schemi tradizionali, per attuare un programma di inclusione sociale per tutti i giovani. Garanzia Giovani si presenta come un modello di cooperazione Stato-Regioni, rivisitando la concezione della scuola che non orienta alla capacità del fare e non migliora le competenze dei giovani. L’attuazione della Garanzia Giovani rappresenta una serie di sfide per Stato, Regioni e utenti, essa parte oggi , ma si proietta in prospettiva per il futuro. La Raccomandazione Europea: Garanzia Giovani in pillole e il Piano Italiano Garanzia Giovani in pillole poste a confronto. Nel testo c'è un ampio riferimento alle attività del CEDIFOP, nelle pagine 12, 133,135 e 136.