CEDIFOP

CEDIFOP
le foto si riferiscono alle attività del CEDIFOP, nei vari livelli di addestramento

domenica 15 febbraio 2015

Differenza fra le figura di OS e OTS, nella legislazione Italiana

(di Manos Kouvakis) 

Si è tanto detto e scritto sulla figura di OS intesa come “Operatore Subacqueo” o OSS inteso come acronimo di “Operatore Scientifico Subacqueo” e la figura dell’OTS “Operatore Tecnico Subacqueo”.

Quali similitudini e differenze ? e quali sono le competenze dei due operatori?

Molti, negli anni, hanno approfittato, speculando su una non sempre chiara informazione per aggirare spesso anche le istituzioni con trucchi ed inganni, nella speranza di elevare la qualità e i profili, non previsti dalla legge, con l’acquisizione di facili medagliette, al solito all’italiana a discapito sempre di chi questi titoli li ha “guadagnati” con sudore sul campo.

E guarda caso i promotori sono sempre le stesse solite persone che, trincerandosi dietro titoli e sigle, solo per speculare, anche a discapito del progresso stesso, hanno portato questo settore nell’oscurantismo medioevale, penalizzandone lo sviluppo che avrebbe dovuto avere ormai da decenni, visto l’importanza strategica che rappresenta.

Sarebbe bastato leggere con attenzione quello che attualmente esiste, per recepire la semplice differenziazione di competenze e naturalmente cosa è previsto per le due qualifiche, che sono distinte e separate.

In tutto questo ha comunque aiutato e non poco, la mancanza legislativa per attività lavorative subacquee fuori dagli ambiti portuali, che manca da sempre in Italia, coperta solo, e parzialmente, da una legislazione che regolamenta le attività in ambito portuale, ma che risale al lontano 1979.

Fra poco farà eccezione la Regione Sicilia che con l’attuale DDL 698 "Norme per il riconoscimento della professione e disciplina dei contenuti formativi per l’esercizio delle attività della subacquea industriale", sta per regolamentare le attività che vengono svolte anche fuori dalle aree portuali, basandosi su criteri consolidati in quasi tutti i paesi, a livello mondiale.




Ma andiamo in ordine: In un documento dal titolo “Buone prassi per lo svolgimento in sicurezza delle attività subacquee di ISPRA e delle Agenzie Ambientali” prodotto nel luglio 2013 dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, in collaborazione fra ISPRA, INAIL e tutte le ARPA – APPA regionali, si legge chiaramente che “ (…) le attività svolte sono esclusivamente di carattere tecnico-scientifico in genere senza sforzo” e “sono esplicitamente escluse tutte le attività di natura tecnica riconducibili al profilo di operatore tecnico subacqueo”.

Continuiamo a leggere nel documento “Il campo di applicazione di queste procedure operative è quello delle attività subacquee dedicate allo studio e al monitoraggio degli ambienti acquatici e in particolare: 
  • monitoraggio di elementi biologici anche con l’utilizzo di strumentazione foto, video, ecc 
  • mappatura dei fondali 
  • osservazione e misura di particolari situazioni ambientali 
  • posizionamento e manutenzione di attrezzature specialistiche per studi mirati dell’ambiente marino 
  • prelievi di campioni 
  • valutazione specialistica dello stato marino 
Tali attività rientrano fra le mansioni svolte dagli operatori subacquei delle agenzie ambientali e ISPRA, ma restano escluse operazioni di monitoraggio e studio, fuori dalle aree portuali, in cui si presume una elevata e comprovata contaminazione di origine biologica e/o chimica.

Inoltre viene specificato che queste procedure operative devono essere applicate in curva di sicurezza, cioè senza soste decompressive obbligatorie.

Insomma, definizioni chiare che delimitano competenze e responsabilità degli operatore subacquei o operatori scientifici subacquei, ponendo una netta barriera che separa le loro competenze da quelle di chi opera come commercial diver o come OTS.

Le competenze di questi ultimi sono definite dall’ISFOL nella scheda della qualifica ISTAT “6.2.1.6.0 - Sommozzatori e lavoratori subacquei”, esse sono riportate anche nel disegno di legge n. 2751 “Disciplina delle attività lavorative subacquee e iperbariche “ che l’On.le Debora Bergamini, vice presidente della Commissione Infrastrutture e Trasporti, ha presentato alla camera dei deputati il 26 novembre 2014: ART. 3. (Definizione della categoria dei sommozzatori): Ai sensi della presente legge, sono definiti sommozzatori e lavoratori subacquei coloro che eseguono, in immersione ai sensi dell’articolo 2, comma 2, le seguenti attività individuate dall’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL):

a) installare, manutenere e ispezionare tubazioni, condotte e cavi sottomarini;
b) svolgere attività di manutenzione ordinaria o straordinaria di impianti marittimi;
c) svolgere ricerche sottomarine, anche attraverso riprese video, per reperire informazioni;
d) eseguire lavori di carpenteria metallica sottomarini per recuperare relitti, materiale stivato e altro;
e) svolgere attività di manutenzione ordinaria o straordinaria del porto;
f) eseguire tagli e demolizioni di strutture metalliche sottomarine;
g) costruire strutture e manufatti metallici nelle aree portuali;
h) eseguire ispezioni subacquee;
i) eseguire saldature sottomarine;
l) eseguire la bonifica dei fondali marini;
m) redigere certificazioni e perizie;
n) controllare i macchinari e le attrezzature;
o) coordinare il lavoro e le attività ed eseguire scavi e sbancamenti subacquei;
p) svolgere attività di manutenzione ordinaria o straordinaria su grandi imbarcazioni;
q) verificare il rispetto delle norme di sicurezza;
r) collaborare con i colleghi;
s) compilare schede sulle operazioni eseguite;
t) curare gli aspetti progettuali del lavoro;
u) eseguire immersioni subacquee;
v) fare sopralluoghi presso i cantieri;
z) fornire consulenza tecnica; 
aa) gestire e coordinare le risorse umane;
bb) svolgere il lavoro d’ufficio.

Una ulteriore separazione delle competenze delle due categorie di lavoratori la troviamo anche nel DDL 698 “ Norme per il riconoscimento della professione e disciplina dei contenuti formativi per l’esercizio delle attività della subacquea industriale” della Regione Sicilia, che stabilisce che in ambito lavorativo inshore e offshore, fuori dalle aree portuali nell’articolo 5,3. “Tutti i titoli di cui al comma 2 devono essere conformi agli standards formativi internazionali in riferimento ai tempi di immersione e di fondo e alle attività in acqua, stabiliti dalla didattica I.D.S.A. (International Diving Schools Association) per il livello di qualifica richiesta ed agli eventuali ulteriori standards relativi ai contenuti formativi prescritti a livello internazionale in materia di sicurezza e prevenzione, tutela della salute e dell’ambiente. “ e nell’articolo 6,2 “2. Gli interventi di cui al comma 1 devono essere conformi nei contenuti agli standards internazionalmente riconosciuti dall’International Diving Schools Association (IDSA) e, per le parti eventualmente operate presso le imprese di cui al comma 3 dell’articolo 2, alle prescrizioni e linee guida fissate dalla normativa UNI 11366 ‘Norme per la sicurezza e la tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria’ e sui controlli che devono essere effettuati per il rispetto di obblighi e requisiti generali in materia di salute, sicurezza ed ambiente (HSE), anche in conformità alle linee guida di International Marine Contractors Association (IMCA).”

Regole precise che stabiliscono le diverse competenze delle due categorie. E’ importante e noi lo vogliamo sottolineare, la pericolosità delle affermazioni di chi sostiene che un po’ di tutto non guasta, forse fa bene, importante se fa comodo!

E’ tempo di smettere di scherzare ed adeguarsi, come in ogni paese europeo, e non solo, avviene da decenni.

Sarebbe interessante prendere ad esempio il modello inglese che, tramite l’istituto HSE (istituto che fa riferimento all’Europeo OSHA ( European Agency for Safety and Health at Work) come l’italiano INAIL) ha da anni pubblicato una lista (approved list) dove ha inserito ben otto categorie di operatori subacquei, con regole specifiche per ogni categoria, iniziando da quelle più importanti e influenti per l’economia e il lavoro in questo settore, dove la categoria del diving scientifico è accorpata con quello dell’archeologia subacquea, che presenta problematiche similari: 
  1. Offshore Diving 
  2. Inland/Inshore Diving 
  3. Shellfish Diving 
  4. Scientific and Archaeological Diving 
  5. Media Diving 
  6. Recreational Diving 
  7. Police Diving 
  8. Military Diving 
E’ tempo che ci svegliamo anche noi se vogliamo crescere da cittadini europei, le regole vanno fatte e poi, cosa ancora più importante, vanno applicate e naturalmente rispettate!

sabato 14 febbraio 2015

Formazione, Cedifop: Convenzione con azienda greca per specializzare giovani sommozzatori

di Peppe Messina


UNA PROSPETTIVA CONCRETA DI LAVORO IN GRECIA PER MOLTI GIOVANI. QUALITA’ FORMATIVA SENZA ALCUN INTERVENTO PUBBLICO DELLA REGIONE SICILIANA


Quando le chiacchiere lasciano il posto alla qualità ed ai fatti concreti. 

Al via un periodo di specializzazione in Grecia per i sommozzatori del Cedifop in prospettiva di un posto di lavoro stabile.

Stipulata oggi una convenzione tra il Cedifop e un gruppo di aziende greche operanti nel settore dell’acquacoltura.

Destinatari del percorsi di specializzazione i giovani sommozzatori del Cedifop già in possesso del livello di ‘Inshore air diver’, equivalente al primo livello di iscrizione al registro regionale in Sicilia, previsto nel disegno di legge n.698 in corso di approvazione.
“Nella convenzione – precisano dal Cedifop - è prevista una prima fase di ambientamento di quattro mesi con alloggio gratuito, un mezzo per gli spostamenti e un piccolo rimborso spese, per passare successivamente, per chi lo vorrà e se il giudizio dell'azienda greca sarà positivo, ad un contratto di lavoro vero e proprio, anche a tempo indeterminato nel settore dell'acquacoltura”.

“Dopo i quattro mesi iniziali - si precisa in una nota diffusa dal Centro europeo di Formazione professionale - sarà rilasciata al singolo, una certificazione di competenze a firma congiunta del Cedifop e dell'azienda greca”.

Dal Cedifop precisano che: “I requisiti per partecipare sono: ‘Brevetto Idsa level 2’ (o fra breve, tesserino di iscrizione al primo livello del registro regionale), un minimo di conoscenza di lingua inglese ed una lettera accompagnatoria del nostro Centro di Formazione”.

La formazione professionale non è solo ‘macelleria sociale’, voluta con ogni probabilità da certi ambienti politico-istituzionali e del mondo sociale che ha finito per mortificare l’offerta formativa in Sicilia. 

La Formazione professionale sa essere anche di altissima qualità, sopratutto quando i contenuti offerti ed i risultati eccellenti ottenuti, attraverso i riconoscimenti internazionali, ne fanno un vero vanto per l’Isola.

Certamente la formazione di qualità è quella erogata dal Cefifop, scuola di metalmeccanica subacquea di Palermo, accreditata dalla Regione Sicilia, ma che non beneficia di contributi regionali e vive quindi delle quote di iscrizione pagate dai giovani e dalle loro famiglie.

È una formazione, certamente, di qualità perchè offre la possibilità a chi frequenta di acquisire competenze nei settori cosiddetti ‘trainanti’ per sfruttare le opportunità di lavoro offerte.


(Foto dal corso libero n.ro 02/PA/2007 per Operatore Tecnico Subacqueo Specializzato (PA) del CEDIFOP, nel 2007, durante la visita ad un impianto di allevamento tonni)

domenica 8 febbraio 2015

Garanzia Giovani - La Sfida: Libro per i giovani, stimolo per gli addetti ai lavori

di Peppe Messina

IN LIBRERIA DAL PROSSIMO 18 FEBBRAIO, EDITORE FRANCESCO BRIOSCHI, AUTORI DANIELE FANO, ELISA GAMBARELLA E FRANCESCO MARGIOCCO. NUOVO CONCETTO DI OCCUPABILITA’: I RAGAZZI DEVONO ESSERE MESSI IN GRADO DI CAPIRE CHE NULLA ARRIVERA’ PIU’ DAL CIELO. LA CONQUISTA DEL LAVORO FRUTTO DI UN PROCESSO DI INTERAZIONE DOVE L’ISTITUZIONE DOVRA’ TRAINARE I GIOVANI VERSO L’OCCUPAZIONE. ‘FARE SISTEMA’ NEI SERVIZI PER IL LAVORO, DEBELLARE LA BALCANIZZAZIONE DEI SERVIZI PER L’IMPIEGO OSTACOLO ALL’INCROCIO TRA DOMANDA E OFFERTA DI LAVORO. GLI INCREDIBILI RITARDI DELLA SICILIA

C’era bisogno di un libro dedicato a ‘Garanzia Giovani’ in Italia? Certamente, portare a conoscenza l’importanza dello strumento comunitario, nato per reagire prontamente contro la dilagante disoccupazione giovanile in Europa, confrontare le esperienze tra le diverse regioni e presentare casi di successo in giro per la nostra Penisola, è un indubbio arricchimento per tutti, istituzioni, soggetti privati, cittadini e, soprattutto, giovani.
Serve un nuovo approccio culturale alla ricerca del posto di lavoro. E questo e molto altro realizza il libro dal titolo eloquente: “Garanzia Giovani – La Sfida”. In libreria dal prossimo 18 febbraio, Editore Francesco Brioschi, da marzo sarà presentato in varie città italiane come Roma, Milano, Torino ed Sicilia a Palermo Trapani e Catania. Autori del testo Daniele Fano, Elisa Gambardella e Francesco Margiocco. Autorevoli firme con un profilo di tutto rispetto che richiamiamo di seguito.
Daniele Fano , già Capo Segreteria Tecnica del Ministro Giovannini e rappresentante italiano di ‘Garanzia Giovani’ nell’Unione Europea, economista e manager, si occupa di valutazione delle politiche, di conti finanziari nazionali, di risparmio delle famiglie e di previdenza.
Elisa Gambardella, laureata in Scienze Internazionali Diplomatiche presso l’Università di Genova, si occupa di European Youth Guarantee dal 2012, dapprima come referente in Italia del Partito Socialista Europeo e da ultimo nella Segreteria Tecnica del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Francesco Margiocco, giornalista del Secolo XIX, che segue dal 2007 la politica universitaria e scolastica italiana, ha collaborato al Corriere Economia-Corriere della Sera e all’agenzia di stampa ‘Apcom’, e ha lavorato alla Reuters, nel 2007, con una serie di inchieste pubblicate dal Secolo XIX, è stato tra i primi a occuparsi del Programma nazionale “Rientro dei cervelli” e dei suoi deludenti risultati.

Nella prefazione di Dario Di Vico: “Il concetto di occupabilità segna un passaggio nuovo: i ragazzi devono esse¬re messi in grado di capire che nulla arriverà più dal cielo, ma che anche la conquista di un posto di lavoro sarà un’interazione. Ci si dovrà muovere per avere. Rendersi occupabili vuol dire in qualche maniera prendersi cura di sé, del proprio curriculum e delle proprie abilità reali in maniera incrementale, vedersi allo specchio come un patrimonio da curare. Non è poco ed è evi¬dente che un’operazione come questa necessita di una sponda, di un soggetto istituzionale capace di trainarla. Se vogliamo, si tratta di una forma più mo¬derna di pedagogia in cui non l’elemento ‘top down’ fa premio, ma l’incontro, l’accompagnamento, la mobilitazione individuale”.
“Va evitato che si avveri – scrive Di Vico – la profezia del sociologo americano Richard Sennet sulla ‘corrosione del carattere’ di intere classi di età schiacciate dalla precarizzazione o comunque dal ritardato ingresso nel mondo del lavoro”.
Già il titolo “Garanzia giovani: la sfida” annuncia un progetto ambizioso per giovani Italiani in cerca di futuro, un programma nato in Europa, tratto dai risultati delle politiche occupazionali dei paesi del Nord. Un programma che richiederà anni, ma come dicono gli autori del libro, se non si inizia ora, quando?
Ai giovani è rivolto il libro, dicevamo, che, seguendo gli sviluppi dello strumento ‘Garanzia Giovani’, intende contribuire, in maniera efficace, al cambiamento culturale ed al mutamento dell’approccio alla ricerca di un lavoro. Un libro che irrompe prepotentemente e che può sicuramente costituire un prezioso riferimento per raddrizzare comportamenti, atteggiamenti, scelte, valutazioni e tempi, in un contesto nazionale e regionale (come nel caso della Regione siciliana dove il Piano è partito da poco) che presenta a nove mesi dall’avvio del Piano nazionale della Garanzia Giovani più ombre che luci. Dopo averlo letto ci si accorge, da subito, che è riferimento certo nel complicato mondo del lavoro, tra crisi e resistenze all’ingresso dei giovani in certi contesti territoriali. Va detto che, ‘Garanzia Giovani’ è la prima iniziativa europea contro la disoccupazione. Ciò significa che: “D’ora in poi i giovani che non studiano e non lavorano, i cosiddetti ‘Neet’, non dovranno essere lasciati soli”. È anche il primo esempio di politica europea nata non nelle cancellerie degli Stati, ma nel Parlamento dell’Ue, che nel febbraio 2012 ha proposto uno stanziamento per le regioni in cui la disoccupazione giovanile supera il 25 per cento.
L’Italia si è mossa prontamente, ha presentato un piano nazionale e nel 2014 ha ricevuto 1,2 miliardi di euro sui 6 stanziati in tutta Europa per il periodo 2014-2020.
Il programma prende ufficialmente il via nella Penisola il primo maggio 2014. Subito piovono le critiche. La stampa nazionale tuona e chiede di non sprecare quel denaro. Ce la faremo a evitare un flop all’italiana? ‘Fallimento annunciato’, sentenzia qualcuno. Ma c’è un’alternativa?

Nel suo piccolo, Garanzia Giovani è un concentrato di risposte alla crisi. Agisce dal lato della domanda, da quello dell’offerta e dal lato istituzionale. Le difficoltà ci sono: amministrazioni frammentate, nessun nesso forte tra istruzione e lavoro, diffidenze e paure radicate, oltre al contesto stesso della crisi.
Ma possiamo sprecare anche quest’occasione? Eppure le difficoltà non mancano come opportunamente rimarcano gli autori del libro: “C’è un contesto di forte ‘balcanizzazione’ dei servizi per l’impiego in Italia, tanto che rimane aperto il dilemma se sarà davvero un piano nazionale o se si tratterà di 20 piani regionali. Oggi abbiamo momenti di eccellenza ma non riusciamo a ‘fare sistema’ nei servizi per il lavoro”.
Una delle appendici al citato Libro è costituita dall’elencazione ‘in pillole’ dei punti focali che racchiudono il significato di Garanzia Giovani, tratta dalla Raccomandazione Europea, che richiamiamo di seguito.
I documenti ufficiali non invogliano sempre alla lettura! I punti che seguono sono tratti dalla Raccomandazione Europea e dovrebbero rappresentare una buona scorciatoia per capire un documento che, per gli autori, rappresenta una ‘pietra miliare’.
“Garantire che tutti i giovani di età inferiore a 25 anni ricevano un’offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale («garanzia per i giovani»).
Garantire che i giovani abbiano pieno accesso alle informazioni.
Rafforzare le partnership tra datori di lavoro e soggetti attivi sul mercato del lavoro.
Garantire il coinvolgimento attivo delle parti sociali a tutti i livelli.
Prendere in considerazione l’idea di creare «punti focali» (Focal Points o Groups) comuni, ovvero un’organizzazione che garantisca il coordinamento tra tutte le istituzioni e le organizzazioni coinvolte.
Operare affinché i servizi per l’impiego, unitamente ad altri partner che sostengono i giovani, siano in grado di fornire un orientamento personalizzato.
Offrire ai giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi, e in possesso di scarse qualifiche, la possibilità di riprendere il percorso scolastico e formativo o di seguire nuovi programmi d’insegnamento.
Incoraggiare gli istituti scolastici, i centri di formazione professionale e i servizi per l’impiego a promuovere e a fornire ai giovani orientamenti sull’imprenditoria e sul lavoro autonomo, anche attraverso corsi per l’attività di imprenditore.
Ridurre i costi non salariali della manodopera al fine di migliorare le prospettive di assunzione dei giovani”.

Nel libro, oltre all’analisi delle problematiche insite in ‘Garanzia Giovani’ e all’indicazione di percorsi possibili, gli autori hanno voluto toccare con mano la realtà lungo tutta la penisola, raccogliendo nel libro oltre trenta interviste a protagonisti e studiosi. A scopo esemplificativo, riportiamo alcune testimonianza tratte dall’opera.
Lucia Valente, Università di Roma, assessore al Lavoro, Regione Lazio: «Non si trova lavoro alzandosi la mattina, scendendo dal letto e andando su internet. Occorre essere attrezzati e poter usufruire di un servizio degno di questo nome, nella sanità, ma anche nell’istruzione, nella formazione e nel lavoro. E in questo campo, la Garanzia Giovani ci ha messo davanti alla verità, costringendoci a rispondere al quesito se siamo o no in grado di dare ai cittadini dei servizi per il lavoro degni di questo nome».
Max Uebe, Comunità Europea: «Il programma Garanzia Giovani è innanzitutto un investimento. Siamo convinti che le spese per prevenire la disoccupazione e l’inattività attraverso la Garanzia Giovani siano minori dei costi cui inevitabilmente si andrebbe incontro, nel tempo, per fornire sussidi e altre spese di natura sociale a sostegno di persone emarginate e scarsamente qualificate».
Agar Brugiavini, Università Ca’ Foscari, Venezia: «La reazione peggiore di una ragazza o un ragazzo colpiti da uno shock negativo, e che subiscono quindi una sequenza di periodi di inattività, è quella di lasciarsi andare o pensare che non hanno speranze. Bisogna costruire competenze prima e continuare a costruirle durante il periodo più difficile».

Scrivono gli autori del libro:
“Nel nostro percorso ci siamo imbattuti in tante esperienze di formazione di qualità che danno la possibilità a chi le frequenta di costruirsi un valido percorso di creazione di competenze per aprirsi a un percorso lavorativo. Tra tante esperienze vogliamo citare quella dell’istituto professionale Meroni di Lissone, uno dei pochissimi istituti italiani, sono meno della metà, a praticare l’alternanza scuola-lavoro, e quella del Cedifop di Palermo, una scuola di metalmeccanica subacquea accreditata dalla Regione Sicilia, ma che non beneficia di contributi regionali e vive quindi delle quote di iscrizione pagate dai giovani e dalle loro famiglie.” Esempio emblematico per la Regione Siciliana.
Continuano gli autori del libro:
“Mentre scriviamo, agosto 2014, 20 allievi si sono già iscritti al corso base che inizia il 20 settembre. Di questi, soltanto tre provengono dalla Sicilia, il resto da un ampio campione di regioni italiane (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Sardegna, Campania) e persino dall’estero (Grecia)”.

Un testo, quello scritto da Fano, Gambardella e Margiocco, di sicura consultazione anche in Sicilia. Una regione complessa e ricca di grandi potenzialità che deve contrastare con il fenomeno dei ‘Neet’ che tocca l’impressionante cifra di circa 400 mila giovani che non studiano, nel lavorano e non ne cercano e con il Piano della Garanzia Giovani che è partito con 8 mesi di ritardo rispetto al resto della Penisola.
In Sicilia l’impatto dello strumento comunitario di contrasto alla disoccupazione giovanile è stato tremendo. Il Governo regionale si è presentato impreparato a gestire lo start-up del Piano nell’Isola, scontando l’elevata litigiosità tra i partiti della coalizione di maggioranza. In due anni di Governo del presidente Rosario Crocetta, si sono succeduti tre Giunte e, conseguentemente, tre assessori regionali al Lavoro con conseguente cambio di dirigenti generali. Fatto non di poco conto che ha rallentato le procedure per l’attuazione del programma rivolto ai giovani siciliani. Un contro senso se si pensa che la disoccupazione giovanile in Sicilia è tra le più altre d’Europa.

Nell’appendice al richiamato libro è interessante il focus dedicato all’istruzione dei minori.
Gli autori opportunamente si chiedono: “Come può un paese che si disinteressa di alternanza studio-lavoro e investe poco in ricerca e sviluppo dare lavoro ai giovani?”
Dalla illustrazione di alcune tavole e dall’esame di alcuni indicatori, emerge il ritardo del nostro paese che è “quasi sempre in cattiva posizione’.
Gli autori precisano che: “È vero che ci sono forti disparità regionali, ma anche le nostre migliori regioni sembrano ben lontane dai livelli dei paesi che hanno dedicato molte risorse al cosiddetto ‘lifelong learning’ (istruzione e formazione lungo l’intero ciclo di vita), alla ricerca e allo sviluppo e hanno al contempo saputo creare occupazione”.

Anche in questo caso, ahinoi, la Sicilia è notevolmente indietro rispetto al resto d’Italia. Una regione dove eccellenze come Cedifop restano fuori dal flusso dei finanziamenti pubblici ed i percorsi formativi di Istruzione e Formazione professionale (ex Oif) tardano a decollare con indubbie conseguenze sulla dispersione scolastica, la dice lunga sulla necessità di rivedere l’impostazione generale del sistema formativo regionale in un processo di riforma dei Servizi per l’impiego e delle politiche del lavoro. Esempi di esperienze di formazione di qualità che danno la possibilità a chi le frequenta di costruirsi un valido percorso di creazione di competenze per aprirsi a un percorso lavorativo ce ne sono ed è da queste eccellenze che probabilmente occorrerà ripartire.

In libreria il libro "Garanzia Giovani - La Sfida", Sicilia lontana dal progetto europeo




Il libro, in libreria dal 18 febbraio pv ha un titolo eloquente: “Garanzia Giovani – La Sfida”. Da marzo sarà presentato in varie città italiane, Roma, Milano, Torino, in Sicilia a Palermo Trapani e Catania ecc.

Gli autori del testo Daniele Fano, già Capo Segreteria Tecnica del Ministro Giovannini e rappresentante italiano di “Garanzia Giovani” nell’Unione Europea, economista e manager, si occupa di valutazione delle politiche, di conti finanziari nazionali, di risparmio delle famiglie e di previdenza; Elisa Gambardella, laureata in Scienze Internazionali Diplomatiche presso l’Università di Genova, si occupa di European Youth Guarantee dal 2012, dapprima come referente in Italia del Partito Socialista Europeo e da ultimo nella Segreteria Tecnica del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e da Francesco Margiocco, giornalista del Secolo XIX, che segue dal 2007 la politica universitaria e scolastica italiana, ha collaborato al Corriere Economia-Corriere della Sera e all’agenzia di stampa Apcom, e ha lavorato alla Reuters, nel 2007, con una serie di inchieste pubblicate dal Secolo XIX, è stato tra i primi a occuparsi del Programma nazionale “Rientro dei cervelli” e dei suoi deludenti risultati. Editore Francesco Brioschi. 

Già il titolo “Garanzia giovani: la sfida” annuncia un progetto ambizioso per giovani Italiani in cerca di futuro, un programma nato in Europa, tratto dai risultati delle politiche occupazionali dei paesi del Nord. Un programma che richiederà anni, ma come dicono gli autori del libro, se non si inizia ora, quando? 

“Garanzia Giovani” è la prima iniziativa europea contro la disoccupazione.
D’ora in poi i giovani che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet, non dovranno essere lasciati soli. È anche il primo esempio di politica europea nata non nelle cancellerie degli Stati, ma nel Parlamento dell’Ue, che nel febbraio 2012 ha proposto uno stanziamento per le regioni in cui la disoccupazione giovanile supera il 25%. L’Italia si è mossa prontamente, ha presentato un piano
nazionale e nel 2014 ha ricevuto 1,2 miliardi di euro sui 6 stanziati in tutta Europa per il periodo 2014-2020.
Il programma prende ufficialmente il via il primo maggio 2014. Subito piovono le critiche. La stampa tuona e chiede di non sprecare quel denaro. Ce la faremo a evitare un flop all’italiana? “Fallimento annunciato”, sentenzia qualcuno. Ma c’è un’alternativa?
Nel suo piccolo, Garanzia Giovani è un concentrato di risposte alla crisi.
Agisce dal lato della domanda, da quello dell’offerta e dal lato istituzionale. 
Le difficoltà ci sono: amministrazioni frammentate, nessun nesso forte tra istruzione e lavoro, diffidenze e paure radicate, oltre al contesto stesso della crisi.
Ma possiamo sprecare anche quest’occasione?



La Raccomandazione Europea. Garanzia Giovani in pillole
I documenti ufficiali non invogliano sempre alla lettura! I punti che seguono sono tratti dalla Raccomandazione Europea e dovrebbero rappresentare una buona scorciatoia per capire un documento che, per gli autori, rappresenta una “pietra miliare”.
Garantire che tutti i giovani di età inferiore a 25 anni ricevano un’offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale («garanzia per i giovani»). 
  • Garantire che i giovani abbiano pieno accesso alle informazioni. 
  • Rafforzare le partnership tra datori di lavoro e soggetti attivi sul mercato del lavoro. 
  • Garantire il coinvolgimento attivo delle parti sociali a tutti i livelli. 
  • Prendere in considerazione l’idea di creare «punti focali» (Focal Points o Groups) comuni, ovvero un’organizzazione che garantisca il coordinamento tra tutte le istituzioni e le organizzazioni coinvolte. 
  • Operare affinché i servizi per l’impiego, unitamente ad altri partner che sostengono i giovani, siano in grado di fornire un orientamento personalizzato. 
  • Offrire ai giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi, e in possesso di scarse qualifiche, la possibilità di riprendere il percorso scolastico e formativo o di seguire nuovi programmi d’insegnamento. 
  • Incoraggiare gli istituti scolastici, i centri di formazione professionale e i servizi per l’impiego a promuovere e a fornire ai giovani orientamenti sull’imprenditoria e sul lavoro autonomo, anche attraverso corsi per l’attività di imprenditore. 
  • Ridurre i costi non salariali della manodopera al fine di migliorare le prospettive di assunzione dei giovani. 

Nel libro, oltre all’analisi delle problematiche insite in “garanzia giovani” e all’indicazione di percorsi possibili, gli autori hanno voluto toccare con mano la realtà lungo tutta la penisola , raccogliendo nel libro oltre trenta interviste a protagonisti e studiosi 

Lucia Valente, Università di Roma, assessore al Lavoro, Regione Lazio: «Non si trova lavoro alzandosi la mattina, scendendo dal letto e andando su internet. Occorre essere attrezzati e poter usufruire di un servizio degno di questo nome, nella sanità, ma anche nell’istruzione, nella formazione e nel lavoro. E in questo campo, la Garanzia Giovani ci ha messo davanti alla verità, costringendoci a rispondere al quesito se siamo o no in grado di dare ai cittadini dei servizi per il lavoro degni di questo nome».
Max Uebe, Comunità Europea: «Il programma Garanzia Giovani è innanzitutto un investimento. Siamo convinti che le spese per prevenire la disoccupazione e l’inattività attraverso la Garanzia Giovani siano minori dei costi cui inevitabilmente si andrebbe incontro, nel tempo, per fornire sussidi e altre spese di natura sociale a sostegno di persone emarginate e scarsamente qualificate».
Agar Brugiavini, Università Ca’ Foscari, Venezia: «La reazione peggiore di una ragazza o un ragazzo colpiti da uno shock negativo, e che subiscono quindi una sequenza di periodi di inattività, è quella di lasciarsi andare o pensare che non hanno speranze. Bisogna costruire competenze prima e continuare a costruirle durante il periodo più difficile».

Scrivono gli autori del libro: 
“Nel nostro percorso ci siamo imbattuti in tante esperienze di formazione di qualità che danno la possibilità a chi le frequenta di costruirsi un valido percorso di creazione di competenze per aprirsi a un percorso lavorativo. Tra tante esperienze vogliamo citare quella dell’istituto professionale Meroni di Lissone, uno dei pochissimi istituti italiani, sono meno della metà, a praticare l’alternanza scuola-lavoro, e quella del Cedifop di Palermo, una scuola di metalmeccanica subacquea accreditata dalla Regione Sicilia, ma che non beneficia di contributi regionali e vive quindi delle quote di iscrizione pagate dai giovani e dalle loro famiglie.”

Esempio emblematico per la Regione Sicilia. 

Continuano gli autori del libro: 
“Mentre scriviamo, agosto 2014, 20 allievi si sono già iscritti al corso base che inizia il 20 settembre. Di questi, soltanto tre provengono dalla Sicilia, il resto da un ampio campione di regioni italiane (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Sardegna, Campania) e persino dall’estero (Grecia)”.
Garanzia Giovani è un nuovo strumento di intervento, con nuove regole applicative e operative, con criteri e obiettivi positivi, ma dovrebbe anche essere gestito da un amministrazione che lavora a favore dei giovani e del progresso del territorio per garantire una giusta crescita, possibile fissando obbiettivi raggiungibili in prospettiva per un futuro migliore, non per il presente mantenimento di un sistema confusionario e senza gli auspicabili sbocchi occupazionali e di crescita sociale.


giovedì 5 febbraio 2015

domenica 1 febbraio 2015

UNDERSEA MAGAZINE | SPORT DIVING, COMMERCIAL DIVING, MILITARY DIVING: Differenza tra "norma UNI" e "legge"

UNDERSEA MAGAZINE | SPORT DIVING, COMMERCIAL DIVING, MILITARY DIVING: Differenza tra "norma UNI" e "legge": Cosa sono le norme UNI? Sono documenti che definiscono le caratteristiche (dimensionali, prestazionali, ambientali, di sicurezza, di orga...

La Sfida delle professionalità

(di Leonardo Lodato) 


“Garanzia Giovani - La sfida”, (Francesco Brioschi Editore), vede insieme le firme di Daniele Fano (già capo Segreteria tecnica del ministro Giovannini e rappresentante italiano per la Garanzia Giovani presso l’Unione europea), Elisa Gambardella (si occupa di European Youth Guarantee dal 2012, dapprima come referente in Italia del Pse e da ultimo nella Segreteria tecnica del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali) e il giornalista Francesco Margiocco (tra i primi a occuparsi del Programma nazionale “Rientro dei cervelli”). In questo libro, come spiega Dario Di Vico nella prefazione, si tenta di dare ai giovani una strada da seguire per inserirsi in un mondo del lavoro le cui
porte sembrano chiuse a doppia mandata. “Nulla arriverà più dal cielo - scrive Di Vico -. La conquista di un posto di lavoro sarà un’interazione. Rendersi occupabili vuol dire prendersi cura di sé, del proprio curriculum e delle proprie abilità reali”. Abilità che, in
alcuni casi posso essere sviluppate o, meglio ancora, utilizzate, grazie ai preziosi suggerimenti che arrivano da alcuni protagonisti del mondo del lavoro, che hanno prestato la loro esperienza al fine di rendere questo volume ancor più sostanzioso. E’ il caso del Cedifop di Palermo, la scuola di subacquea industriale ormai riconosciuta a livello internazionale, diretta con passione e professionalità da Manos Kouvakis, che
affronta il delicato tema del lavoro giovanile e della formazione professionale.